Splatoon Raiders trasforma il PvE in un looter shooter, con esplorazioni, bottini e gadget strategici, mantenendo l’estetica colorata della serie.
Splatoon Raiders: un capolavoro di design nel genere looter shooter
Destiny 3è stato il primo pensiero di molti quando Nintendo ha annunciato Splatoon Raiders. Eppure, dopo settimane di gioco, questo titolo si è rivelato come uno degli errori più belli che abbia mai fatto. Inizialmente liquidato come un semplice spin-off pensato per “riempire” il vuoto in attesa del quarto capitolo della saga, pensavo a una versione ampliata di Salmon Run o alle campagne single player dei precedenti due giochi. In realtà,Splatoon Raiders si è dimostrato ben altro: un esperimento intelligente e profondo che esplora il lato PvE della serie, strutturato in modo da poter diventare un filone indipendente dell’esperienza online.
Un’esperienza accessibile e coinvolgente
Giocare a Splatoon online è divertentissimo, ma può risultare intimidatorio per molti giocatori. Dopo giorni di riflessione, ho capito il perché: con oltre dieci anni di storia e una community affezionata fin dal primo capitolo, avvicinarsi alla saga al terzo o quarto episodio può essere scoraggiante. Ci sarà sicuramente chi è attratto dall’estetica, dall’universo o dalle meccaniche di Splatoon, ma non si sente pronto per il lato competitivo online.Raiders, invece, elimina ogni frizione: i primi livelli introducono le dinamiche principali in modo semplice e immediato, e prima di rendersene conto ci si ritrova completamente immersi nel suo loop di gioco.
Una trama avventurosa tra tesori e misteri
La storia ci catapulta insieme ai membri del Clan Surimi di Splatoon 3 nelle misteriose Isole Spirale. L’obiettivo non è tornare a casa, ma accumulare bottino e tesori. Ci immergeremo così in varie spedizioni per raccogliere risorse: tesori da aggiungere al nostro bottino (che in alcuni casi sbloccano abilità speciali), nuove armi per potenziare il personaggio e cristalli per migliorare le armi stesse o sbloccare modificatori.
Se tutto questo vi ricorda il loop principale di un looter shooter, è perché in fondo lo è.Raiders reinventa e adatta le dinamiche del multigiocatore online a questo nuovo formato con maestria, senza mai perdere la propria identità. Il gioco non si sente affatto come un Splatoon, eppure mantiene le sensazioni e l’estetica che tanto amiamo.
Un’avventura strutturata tra esplorazione e sfide
Durante la campagna principale esploreremo e sbloccheremo le fasi della mappa, ognuna con obiettivi e modalità di gioco differenti. Affronteremo orde di salmonidi, nemici ricorrenti del Salmon Run, ciascuno con pattern e caratteristiche uniche. La quantità di avversari e la necessità di leggere lo scenario e priorizzare gli obiettivi diventa ancora più cruciale della potenza delle nostre armi.
In generale, i livelli principali si dividono in due categorie:
- Livelli di esplorazione: dobbiamo esplorare una zona alla ricerca di un tesoro o raccogliere abbastanza caviale rosso per ottenere un grande bottino;
- Templi: suddivisi in tre fasi a tempo con un boss finale che ci premierà con una reliquia.
Oltre a questi, ci sono anche fasi opzionali:
- Tane: sfide a tempo in cui dobbiamo raccogliere una quantità prestabilita di caviale rosso prima dello scadere del minuto. Sono diventate il mio tipo di livello preferito per la loro intensità e brevità, e alcune presentano design originali che sfiorano il puzzle;
- Zone di degustazione: livelli da completare con equipaggiamento limitato e un solo tipo di attacco a disposizione, sbloccabili tramite le bussole raccolte durante l’avventura.
La varietà delle fasi e, soprattutto, la libertà di affrontarle come preferiamo regalano al gioco un ritmo vario e coinvolgente. La brevità di alcuni livelli rende difficile staccarsi dalla partita.
Armi, strumenti e gadget: la strategia al centro del gameplay
I primi minuti di gioco servono per familiarizzare con le armi, che sono le stesse del gioco principale. Utile per i nuovi giocatori, ma anche per i veterani, poiché molte vengono reimpostate in queste dinamiche. Se si gioca in solitario – il modo migliore, almeno per la prima parte della campagna – alcune armi come il rullo o il fucile possono risultare meno efficaci quando gli avversari si accumulano. Al contrario, armi apparentemente poco adatte come il pennello o le mitragliatrici funzionano sorprendentemente bene in fasi studiate apposta per sfruttare i loro punti di forza.
Sebbene il fuoco delle armi sia sufficiente per la prima metà del gioco, con il progredire della campagna il peso passa sempre più sugli strumenti, i tre gadget che possiamo equipaggiare al nostro personaggio. La scelta degli strumenti dipende anche dal tipo di tank: all’inizio si può scegliere tra tre modelli di tank d’inchiostro – velocità, resistenza o potenza – ciascuno dei quali aggiunge abilità speciali. Ad esempio, il tank potenza può aumentare l’attacco fino al 20% dopo essersi immersi nell’inchiostro per ricaricare. Salendo di livello, migliorano non solo le caratteristiche del personaggio, ma anche gli effetti del tank.
Fortunatamente, non è necessario scegliere un approccio definitivo: possiamo cambiare tank in qualsiasi momento. Una delle poche pecche di questo loop è che progredire nella storia alzando di livello tutti e tre i tank può risultare complicato; prima o poi ci si specializzerà su uno, e per migliorare gli altri sarà necessario rigiocare le fasi precedenti più semplici.
In ogni caso, gli effetti dei tank sulle statistiche sono meno importanti del fatto che ci permettono di accedere a diversi tipi di gadget. Ad esempio, quelli del tank velocità si concentrano sull’aumentare la mobilità, mentre quelli del tank tattico puntano a dominare il terreno con torrette e dispositivi a distanza.
I gadget sono, secondo me, il vero cuore del gioco nella parte finale e nel post-game. La scelta e il miglioramento tramite modificatori hanno un impatto strategico notevole: possiamo congelare i nemici al contatto con il suolo, generare ustioni, rigenerare inchiostro o spingere gli avversari fuori dalla nostra portata. Vale la pena sottolineare come gadget apparentemente semplici come uno scatto in avanti o una torretta automatica aggiungano funzionalità extra che cambiano radicalmente il modo di giocare.
Compagni e mecha: un tocco di varietà strategica
Un altro aspetto interessante, anche se meno cruciale, riguarda i compagni che sceglieremo: Rayan, Megan e Angie potranno pilotare il piccolo mecha che troviamo all’inizio di Splatoon Raiders. Oltre a offrirci fuoco di supporto e la possibilità di saltare più in alto, raccogliere il caviale rosso sbloccherà le abilità definitive di ciascun personaggio, che saranno molto diverse tra loro ma fondamentali nelle situazioni più tese.
Da tutto questo emergono due punti chiave: giocare a Splatoon Raiders richiede molte ore dedicate a consultare e gestire menu, e le dinamiche di progressione e strategia rendono ogni sessione un’esperienza unica.
Il vero punto di svolta, però, è rappresentato dal post‑game. Una volta completata la campagna principale e superati i crediti,Splatoon Raiders sblocca una serie di contenuti aggiuntivi che alzano drasticamente la rigiocabilità. Le missioni “standard” sono già abbastanza impegnative, ma la modalità “piccante” – una difficoltà più alta con nemici più aggressivi e limiti di tempo più stringenti – spinge il gioco verso livelli di sfida tipici dei looter shooter più esigenti.
Multiplayer: la chiave per le sfide avanzate
Se la campagna può essere affrontata in solitario, le fasi più avanzate richiedono la collaborazione di un team. In modalità cooperativa, le vite disponibili passano da tre per giocatore a un totale di cinque vite condivise tra tutti i membri del gruppo, il che rende la gestione delle risorse ancora più cruciale. La precisione nei movimenti, il controllo dello spazio e una strategia ben orchestrata diventano indispensabili per evitare di essere sopraffatti da ondate di salmonidi e boss più ostici.
Le sinergie tra i quattro personaggi – ciascuno con il proprio tank, gadget e abilità sbloccate dal caviale rosso – sono decisive. Non basta più ottimizzare armi e modificatori in isolamento: è necessario costruire una composizione di squadra che bilanci mobilità, potenza di fuoco e capacità di supporto. Ad esempio, un tank velocità può aprire varchi per i compagni, mentre quello tattico può piazzare torrette difensive che tengono a bada i nemici più resistenti.
Conclusioni
In sintesi,Splatoon Raiders si dimostra molto più di un semplice spin‑off. È un’esperienza completa, capace di coniugare l’estetica colorata e l’energia tipica di Splatoon con la profondità strategica dei looter shooter. La curva di difficoltà è ben calibrata: le fasi finali offrono una sfida soddisfacente, mentre il vero banco di prova si trova nel post‑game, dove il multiplayer diventa indispensabile per superare le prove più ardue.
Se da un lato il gioco richiede tempo per gestire menu, equipaggiamenti e progressioni, dall’altro regala una libertà di personalizzazione quasi infinita, rendendo ogni sessione diversa dalla precedente. È proprio questa combinazione di accessibilità iniziale e profondità a lungo termine a renderlo un titolo degno di attenzione, capace di costruire una community solida e di aprire la strada a un possibile futuro spin‑off o a un vero e proprio filone indipendente all’interno dell’universo di Splatoon.
