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Mixtape punta tutto sulla nostalgia, ma è più un film interattivo che un vero videogioco

Mixtape colpisce per colonna sonora e atmosfera, ma resta un'esperienza troppo breve e con una giocabilità ridotta al minimo, più vicina a un film interattivo che a un videogioco tradizionale.

Mixtape colpisce subito per stile, atmosfera e colonna sonora, ma una volta superato l’impatto iniziale lascia addosso una sensazione precisa: è molto più vicino a un film interattivo che a un vero videogioco. Il lavoro di Beethoven and Dinosaur punta con decisione su musica, ricordi adolescenziali e messa in scena, ma sul piano della giocabilità offre troppo poco per sostenere davvero il peso dell’esperienza.

Va chiarito subito un punto che, in una recensione come questa, considero fondamentale: mi rifiuto di valutare Mixtape in base a ideologie, visioni politiche o letture esterne all’opera. Il mio giudizio riguarda soltanto ciò che viene venduto come videogioco e che, a mio parere, fatica enormemente a esserlo davvero. Il problema che vedo qui non è culturale o ideologico: è strutturale, ludico e legato alla natura stessa del prodotto.

Il gioco costruisce il suo fascino attorno a tre amici, a una notte importante e a una serie di frammenti emotivi che rievocano adolescenza, amicizia e fine di un’epoca. Tutto è confezionato con grande gusto, ma anche con un uso molto marcato del fattore nostalgia. Più che arricchire il racconto, la nostalgia sembra diventare il motore principale dell’intera opera, quasi una scorciatoia emotiva per dare forza a una struttura che, sotto il profilo ludico, appare molto fragile.

La musica è meravigliosa, ma non basta a fare un gioco

Il punto più forte di Mixtape resta senza dubbio la componente sonora. La musica è meravigliosa e accompagna il viaggio con una sensibilità rara, contribuendo a dare identità alle scene e a costruire un’atmosfera davvero efficace. Da questo punto di vista, il gioco sa esattamente come colpire e come trascinare il giocatore dentro il suo mondo.

Il problema è che una grande colonna sonora non può sostituire la sostanza della giocabilità. Mixtape alterna diverse situazioni, fra skateboard, fotografia, baseball e altri momenti più contemplativi, ma questa varietà resta in larga parte estetica. Le interazioni ci sono, ma raramente danno la sensazione di costruire qualcosa di davvero profondo o coinvolgente sul piano del gameplay.

La vera criticità è che si gioca pochissimo

La sensazione dominante, giocando Mixtape, è che non esista una vera giocabilità strutturata. Non nel senso classico del termine, e nemmeno in una forma minimale ma comunque significativa. In più di un passaggio sembra davvero di poter arrivare ai titoli di coda premendo poco più che avanti, lasciandosi trascinare da scene, movimenti guidati e micro-interazioni che non richiedono un reale coinvolgimento attivo.

Questo non sarebbe per forza un difetto se il progetto si presentasse apertamente come esperienza interattiva narrativa pura. Ma Mixtape si colloca in uno spazio più ambiguo, dove l’interazione c’è abbastanza da far pensare al videogioco, ma non abbastanza da farlo sentire davvero tale. Ed è qui che nasce il limite più evidente dell’opera.

Più corto che intenso

Ad aggravare tutto c’è anche la durata estremamente breve. Un gioco corto può essere densissimo e lasciare il segno, ma qui la brevità finisce per accentuare la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di più vicino a una suggestione audiovisiva che a un’esperienza davvero compiuta. Quando il gameplay è così ridotto, una durata contenuta non concentra le qualità: rischia piuttosto di mettere ancora più in evidenza tutto ciò che manca.

Alla fine, Mixtape resta addosso soprattutto per la sua confezione, per il tono malinconico e per la forza della musica. Ma è difficile ignorare il fatto che come videogioco lasci pochissimo, sia in termini di meccaniche sia in termini di reale partecipazione del giocatore.

Un film interattivo elegante, ma non molto di più

Il giudizio più onesto, quindi, è che Mixtape funzioni meglio come film interattivo breve, nostalgico e ben confezionato che come videogioco nel senso pieno del termine. Ha stile, ha personalità e ha una colonna sonora notevole, ma sembra abusare della nostalgia per sostenere un impianto ludico troppo debole e un’esperienza troppo corta.

Per chi cerca soprattutto atmosfera e sensibilità artistica, potrebbe comunque avere qualcosa da offrire. Per chi invece si aspetta un vero videogioco, con una giocabilità capace di lasciare il segno quanto la musica e la regia, Mixtape rischia di sembrare più una bella idea da guardare che un’opera da giocare davvero.

E non è una cosa su cui possiamo soprassedere, perché premiando questa strategia non faremmo altro che riempire il medium di esperienze di questo tipo.

Mixtape

5.2

Grafica

7.5/10

Sonoro

9.0/10

Giocabilità

0.0/10

Durata

3.0/10

Trama

6.5/10

Pro

  • Trama interessante
  • Musiche eccezionali
  • Fattore nostalgia

Contro

  • Ma abusa della nostalgia degli anni 90
  • Durata ridicola (praticamente un punto per ora)
  • Il tuo intervento nel gioco è innecessario
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