Ah! Non ci sono più i giochi di una volta…!

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Orsù parliamone ragazzi! Vi propongo questo mio soggettivissimo punto di vista allo scopo di creare uno “spunto” per uno scambio di opinioni.

Personaggi videogiochi

Personalmente sono a dir poco affascinata dai progressi raggiunti dal motore grafico di questa nuova generazione di console. Dopo aver visto il trailer di Uncharted 4, mostrato per la prima volta quest’anno all’E3, ho pensato: «Wow… Ok Nathan Drake, l’uomo della mia vita, è diventato realtà… Devo farmi bella!». I movimenti fluidi, per alcuni istanti, mi hanno portato a domandarmi se stessi guardando un film sulla Rivoluzione Francese mentre mi accontentavo dei primi assaggi rilasciati da Ubisoft per la presentazione di Assassin’s Creed Unity. The Last of Us, degno di essere “spogliatopixel per pixel, dalla cornice appesa alla parete, alle disgustose vesciche dei clickers, ha probabilmente strappato via molti gamers al loro Sabato sera.

Che dire poi dei protagonisti (e non) dell’ultimo decennio? Sempre più carismatici e curati caratterialmente, ciascuno unico a modo suo, dal pazzo schizzato totalmente privo di senso etico con carenze affettive evidenti (e si, sto parlando proprio di Trevor di GTA 5), alla spavalderia e il sarcasmo del nostro candido latin lover, Ezio Auditore.

I vari gameplay, nelle loro diversità sono coinvolgenti ed affascinanti; le trame in molti casi, come il sensei Hideo Kojima insegna, devono essere intricate, misteriose e piene di emozioni.

Tutto questo evidenzia un sensibile avvicinamento alla realtà. Il giocatore vuole sentirsi parte dell’universo in cui si padroneggia, dimenticandosi che tra le mani ha un joypad e non un AK 47, vuole un’esperienza che sfrutti allo stremo i 5 sensi, perché possa sentirsi vivo, all’interno del suo nuovo mondo videoludico.

Eppure, non so voi, io sento un vuoto. Questo assiduo avvicinamento al crudo mondo reale mi rende nostalgica.

Vi capita di ricordare con amara gioia i pomeriggi trascorsi a giocare a nascondino con gli amici? Magari dietro una porta, dentro un armadio o nel cesto della biancheria della mamma? L’adrenalina che sale, l’ansia che si fa più forte al suono di ogni passo del vostro amico che si avvicina, l’impulso di scappare verso la famigerata “casa” per fare un “liberi tutti” e salvare il mondo?

Con la stessa amarezza io ricordo Final Fantasy VIII, ad esempio, con le sue atmosfere magiche, che mi trascinavano ben lontana dalla maledetta scuola e dai suoi 3 in matematica. Un rifugio che faceva sognare, che trasportava in un mondo irrazionale, epico, che, con i suoi mondi semplicemente complessi, che carica di aspettative e non delude mai.

Final Fantasy Dissidia

Mi manca la solitudine di Lara Croft. Quella che alzava la tensione quando, in un livello buio e insidioso come “La valle perduta”, irrompeva un velociraptor famelico. Pensate che avrebbe fatto lo stesso effetto se Wizz, onnipresente tramite l’auricolare, avesse farneticato qualcosa sulle origini dei dinosauri in puro stile Wikipedia? Ogni livello dei vecchi Tomb Raider grida: “Adesso sei solo, buona fortuna con il mistero, i grattacapi, le mummie, l’oscurità e le musichette piazzate per l’occasione”.

Tomb Raider evoluzione

Questi sono solo due esempi tra tanti. Era proprio l’innaturalezza che inevitabilmente scaturiva dai limiti della tecnologia degli anni a renderli affascinanti. La mancanza dei dettagli stimolava la fantasia di noi piccoli sognatori. Vivevamo ogni livello a modo nostro, l’immaginazione riempiva le lacune grafiche, ed era bellissimo. Il mio Final Fantasy, il mio Tomb Raider, il mio Resident Evil… Era diverso da quello del mio amico, sebbene si trattasse dello stesso gioco, ogni esperienza era personale, era qualcosa di unico, una parte di noi che si rifletteva al suo interno.

In fondo, è anche questo che ci piace dei videogiochi no? Poter essere qualcun altro, vivere un’esperienza nuova ogni volta, senza certezze (se non quella di essere immortali), esplorando mondi diversi, circostanze a noi sconosciute… Ci piacciono i videogiochi perché ci fanno sognare!

Ma le fantasie sono per i bambini e direi che abbiamo fantasticato abbastanza, i nostri eroi crescono con noi e si mostrano più versatili, forti ma soprattutto umani e questo ci fa avvicinare emotivamente a loro.

Non voglio togliere nulla alla next gen, anzi, sono totalmente innamorata di lei e delle sue saghe. Solo se mi si chiedesse cosa manca ai nuovi curatissimi titoli, risponderei: la semplicità e l’irrazionalità. Si può dire che l’assidua ricerca del verosimile abbia portato ad una (passatemi il termine) “globalizzazione” del punto di vista del giocatore, quella stabilita dai creatori. Insomma, diciamo che ciò che è andato perso da una parte lo abbiamo guadagnato dall’altra.

Chissà che un giorno non si riesca a trovare un fantastico compromesso su questi aspetti.

Se dovessi fare una letterina destinata ai nostri cari creatori di sogni virtuali scriverei: vorrei che la realtà fosse definita solo in texture, vorrei un mondo non forzato nella sua irrazionalità, vorrei buttarmi sul divano dopo una lunga e stressante giornata di lavoro, schiacciare power, accendere la tv e dimenticarmi di quanto siano rigorose le leggi della fisica nel mio mondo, ecco cosa vorrei!

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