Questo fine settimana abbiamo riportato sulle pagine di GamingPark alcune dichiarazioni di Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, l’azienda che sviluppa ChatGPT, in cui si lamentava della quantità di memoria RAM domestica sottoutilizzata che potrebbe rendere meglio nei data center delle aziende di intelligenza artificiale. Tali parole sono state oggetto di critiche e scherno sui social media, in una campagna alla quale ha finito per unirsi anche Elon Musk, proprietario di xAI, a sua volta responsabile di Grok. «Anche la gente merita di avere la propria RAM», abbiamo potuto leggere da parte dell’uomo più ricco del mondo in un breve messaggio con cui rispondeva alle controverse dichiarazioni di Altman, senza entrare nei dettagli. Tuttavia, le sue parole sono state rapidamente interpretate come un possibile segnale di ritirata nella guerra dell’intelligenza artificiale.

Infatti, in questi giorni sono trapelate anche alcune dichiarazioni del magnate in cui definiva la spesa di xAI per l’IA «insostenibilmente alta rispetto ai ricavi». Clicca sull’immagine per vedere il post originale su Twitter.
La memoria RAM viene utilizzata solo al 5% nei nostri dispositivi? Ma cosa ha detto esattamente Sam Altman?
Il programmatore e imprenditore statunitense ha affermato nel podcast Cheeky Pint che è più efficiente concentrare la RAM nei data center piuttosto che distribuirla tra milioni di computer domestici dove verrà sfruttata a malapena: «Dal punto di vista della distribuzione globale delle risorse, è piuttosto grave che tutti abbiano una parte della limitata disponibilità mondiale di DRAM nel proprio computer e che questa venga utilizzata solo il 5% del tempo», ha voluto sottolineare. Altman ritiene che l’inferenza locale, ovvero l’esecuzione di modelli di intelligenza artificiale direttamente sul proprio computer sfruttando il proprio hardware ed evitando il pagamento di costosi abbonamenti mensili, non sia il modo migliore per sfruttare le risorse disponibili, e sebbene questo sia un altro dibattito, sui social media sono in molti a non aver potuto nascondere il proprio disprezzo per questa opinione, considerando come, nel giro di appena un anno, i prezzi di numerosi componenti per computer da gaming e dispositivi mobili siano saliti alle stelle. Io stesso ieri ho constatato come la scheda grafica che ho acquistato nell’ottobre del 2025 sia ora costata il triplo. Qualcosa di simile, e persino più marcato, sta accadendo con i miei due moduli di memoria RAM. La cosa peggiore è che questa situazione non sembra destinata a normalizzarsi nel breve termine e, ogni poche settimane, spuntano notizie su nuovi aumenti dei prezzi dei componenti. Una tendenza che sta influenzando anche i piani dei produttori di console e apparecchiature da gioco come PlayStation, Xbox o Valve.
