Ridley Scott è tornato a parlare di Blade Runner e, da vero appassionato di cinema, non potevo perdermi i suoi aneddoti. Il film è uno dei miei preferiti, sicuramente nella top 3, e mi affascina tanto per la trama quanto per la sua realizzazione.
Quando lo stesso Scott condivide ricordi dal set, conto già su di lui.
L’intervista, registrata per Collider in occasione della premiere di La costellazione del cane– il suo ultimo lungometraggio, poco incisivo al botteghino – è stata pubblicata il 15 novembre, data in cui Scott riceverà il suo primo Oscar, seppur onorario.
La notte decisiva sul set di Blade Runner
Alla domanda su uno dei momenti più memorabili di Blade Runner, Scott ricorda la sua ultima notte sul set, quando i produttori stavano per tagliare il film perché non corrispondeva alle loro aspettative e il budget continuava a svuotarsi. Era l’una del mattino quando Rutger Hauer lo chiamò nella sua roulotte: aveva riscritto i dialoghi per la scena finale.
Scott ascoltò il testo, si commosse – ammette che forse fu solo per la stanchezza – e gli disse che doveva girare quella sequenza a tutti i costi.
Hauer, sotto una pioggia artificiale, si sedette e pronunciò il celebre “Ho visto cose che voi non credereste”, mentre Harrison Ford lo osservava in silenzio, gelido fino alle ossa. Da quel momento è nata una delle scene più iconiche della storia del cinema.
Versioni contrastanti della scena
Nel racconto orale pubblicato da Los Angeles Magazine, il produttore Michael Deeley ricorda che, dopo circa 30 ore di lavoro, Hauer chiese di parlare con Ridley. Deeley rispose che non c’era tempo, ma Hauer insistette. La cronaca aggiunge che Bud Yorkin e Jerry Perenchio, due dei produttori, licenziarono effettivamente Scott e Deeley, segnando la “ultima notte” di Scott al progetto.

Chi ha scritto il monologo di Roy?
Quante volte avete letto che Hauer improvvisò l’intero monologo?
Scott sostiene il contrario, affermando che, invece di un semplice “ora di morire” attribuito a Hampton Fancher, Hauer si imbatté in una poesia più ampia. Tuttavia, nella sua autobiografia All Those Moments, Hauer racconta di aver tagliato un testo più lungo, conservato la parte più poetica e aggiunto la frase delle lacrime nella pioggia, condividendo il merito con lo sceneggiatore David Webb Peoples.
Peoples ha confermato al Hollywood Reporter che Hauer lesse il suo copione, aggiungendo “un paio di frasi sui ricordi sotto la pioggia”, un contributo che lo colpì per la sua brillantezza. È possibile che Scott non fosse a conoscenza di tutti i dettagli della gestazione del dialogo, ma la leggenda ha superato i fatti, come spesso accade nel mondo del cinema.
Un’altra battuta controversa
Nell’intervista, Scott ricorda un’altra scena, quasi alla fine del film.
Dopo il monologo di Roy, appare Gaff(interpretato dal fenomenale Edward James Olmos) con la frase “è un peccato che lei non viva, anche se, chi vive?”. Un dirigente gli chiese il significato; Scott rispose che “morirà”, definendo l’interlocutore “imbecille”. È l’unica versione di questo aneddoto, ma si inserisce nel suo storico rapporto teso con i produttori di Blade Runner.
Scott ricorda le difficoltà incontrate: durante le riprese di Alien nessuno lo metteva in discussione, mentre per Blade Runner gli chiedevano persino perché piovesse sempre. La città inzuppata è oggi il simbolo del cyberpunk, e il regista consiglia ai giovani cineasti di essere implacabili, di assumere il ruolo di veri capi e di non cedere alle pressioni.
