Ubisoft Mobile Barcelona ha indetto uno sciopero, con sei giornate di blocco, per protestare contro la fine del telelavoro e la mancata negoziazione.
“Non c’è alcuna motivazione legata alla produttività: l’obiettivo è spingere verso dimissioni volontarie”.

AGGIORNAMENTO (13:08): Ubisoft ha inviato un comunicato ufficiale sulla vicenda descritta nell’articolo; lo riportiamo integralmente di seguito. La notizia è di particolare interesse per gli appassionati di videogiochi e per chi segue le novità di Ubisoft in Italia.
“Siamo al corrente delle azioni di sciopero in Ubisoft Barcelona Mobile e rispettiamo il diritto dei nostri dipendenti di esprimere le proprie opinioni. Il nostro impegno è garantire massima trasparenza nelle decisioni relative al lavoro da remoto nel settore dei videogiochi.”
“Le discussioni sull’adozione di un modello di lavoro in presenza sono ancora aperte; sono già programmate nuove riunioni per proseguire il dialogo con il team di sviluppo. Stiamo valutando soluzioni che possano conciliare le esigenze dei dipendenti con gli obiettivi di produttività di Ubisoft.”
“Il modello che intendiamo promuovere favorisce collaborazione, apprendimento, mentoring e crescita del talento, rafforzando al contempo il lavoro di squadra quotidiano nello studio. In base ai risultati delle consultazioni in corso, prevediamo di mantenere una certa flessibilità, concedendo un numero annuale di giorni di telelavoro e tenendo conto delle esigenze individuali, tema centrale nelle discussioni sul lavoro remoto nei videogiochi.”
“Rimaniamo impegnati a portare avanti queste conversazioni attraverso i processi locali pertinenti e con uno spirito di dialogo costruttivo con i rappresentanti dei dipendenti. Poiché le trattative sono ancora in corso, non forniremo ulteriori commenti al momento”. Questo comunicato è stato diffuso per tenere informata la community di gaming italiana.
Notizia originale (02/09/2026): Ubisoft Mobile, la divisione dedicata allo sviluppo di giochi per dispositivi mobili della sede di Barcellona, ha indetto uno sciopero a tempo indeterminato. Sono previste sei giornate di blocco nei prossimi giorni (1, 2, 3, 16, 17 e 18 settembre), con la possibilità di estendere le azioni se la situazione non dovesse migliorare. La protesta di Ubisoft Barcelona Mobile ha suscitato numerosi commenti sui forum italiani di videogiochi.
I dipendenti stanno manifestando contro la decisione di eliminare completamente, senza preavviso, il telelavoro. Nella divisione Ubisoft Mobile operano circa cento persone; la direzione di Barcellona ha rifiutato di negoziare con il comitato aziendale, attirando l’attenzione dei media di settore.
Fino a settembre 2024 l’intero staff di Ubisoft Barcelona usufruiva di tre giorni di telelavoro a settimana, con flessibilità nella percentuale di presenza in ufficio. Le assunzioni effettuate in quel periodo, sia in Ubisoft Mobile che in Ubisoft Barcelona, sono state formalizzate con queste condizioni, un modello spesso citato nelle analisi sul lavoro remoto nei videogiochi.
Nel 2025 i giorni di telelavoro sono stati ridotti a due in molte filiali europee, decisione già al centro di polemiche a Milano e Lione e ora estesa anche a Barcellona. I dipendenti hanno appreso che, a partire dal 1 gennaio, sarà obbligatoria la presenza in ufficio per cinque giorni alla settimana, una novità che incide direttamente sulle dinamiche di sviluppo dei giochi.
“Quello che è successo è che, con il consenso dell’azienda, molti hanno vissuto fuori da Barcellona”, racconta un dipendente colpito. “Barcellona è una delle città spagnole con il prezzo al metro quadrato più alto: l’affitto può arrivare a quasi la metà di uno stipendio medio. Molti di noi si sono trasferiti e, all’improvviso, ci è stato detto che quell’opzione non esiste più.” Il tema è stato ampiamente discusso nei gruppi di discussione sui salari nel gaming.
Non è la prima volta che i lavoratori della filiale spagnola di Ubisoft protestano contro il peggioramento della qualità della vita e delle condizioni lavorative. I dipendenti più anziani descrivono le condizioni pre‑2024 come “abbastanza confortevoli”, mentre il 2025 e, soprattutto, il 2026 hanno portato a un marcato deterioramento dei diritti dei lavoratori, con stipendi congelati, scadenze gestite male e una costante lotta per il telelavoro e la conciliazione familiare, temi ricorrenti nelle notizie su Ubisoft Italia.
“Non ci è stata fornita alcuna spiegazione su questa decisione”, afferma un altro collaboratore. “Sappiamo che la presenza in ufficio non aumenta la nostra produttività rispetto al lavoro da remoto. Inoltre, non possono giustificare una scelta che porta a risultati scarsi: disponiamo di numerosi sistemi di misurazione delle performance, pensati per verificare il rispetto delle scadenze e l’avanzamento dei progetti.” Diversi team di Ubisoft Barcelona sostengono che non vi siano problemi di produttività e che molti progetti siano addirittura in anticipo rispetto al piano originale, dato di interesse per gli analisti del settore gaming.
All’inizio dell’anno scorso la sezione sindacale CGT di Ubisoft Barcelona ha sporto denuncia per il cambiamento delle condizioni lavorative. Tuttavia, il comitato aziendale non era ancora formalizzato e la denuncia è stata respinta per motivi tecnici, in assenza di un organo rappresentativo legale. La questione è stata rinviata e il giudizio sarà emesso entro fine dicembre, un caso che potrebbe influenzare future normative sul lavoro nei videogiochi.
Pur coinvolgendo l’intera forza lavoro, sono stati i dipendenti della divisione mobile i primi a mobilitarsi. La sezione sviluppo console non ha ancora presentato una proposta, ma si prevede un movimento anche da parte loro nei prossimi giorni. Questo perché il sindacato interno è impegnato nella gestione di un’altra situazione: il licenziamento collettivo (ERE) dell’intero team di sviluppo di Assassin’s Creed, notizia di grande impatto per gli appassionati della saga.
Il 30 giugno, a pochi giorni dal lancio dell’ultima puntata della serie Assassin’s Creed: Black Flag – Resynced, Ubisoft ha comunicato la decisione di non affidare più progetti della saga allo studio di Barcellona. È stato avviato un piano di licenziamento che avrebbe interessato inizialmente 51 dipendenti. Dopo scioperi, proteste e una forte pressione mediatica, l’azienda ha accettato di rinegoziare: dodici dei lavoratori minacciati di licenziamento sono stati reintegrati e a ciascuno è stato garantito un indennizzo di 33 giorni per anno di servizio, anziché i 20 previsti. Tuttavia, alcune di queste “migliorie” sono state percepite come “avvelenate”: è stato offerto un PC e un monitor “gratuiti”, il cui valore è stato sottratto al risarcimento, suscitando dibattiti tra i fan di Ubisoft.
Ora i dipendenti rimasti chiedono il ripristino della modifica contrattuale che Ubisoft sembra aver applicato a livello internazionale e, soprattutto, chiedono “trasparenza e chiarezza sulle condizioni di conciliazione lavorativa”. Alcuni segnalano che le misure di adattamento orario sono state valutate “caso per caso e senza criteri apparenti”, creando un clima di lavoro molto teso, dove il malcontento cresce giorno dopo giorno. Queste richieste sono al centro delle ricerche su Google Italia per “condizioni di lavoro Ubisoft”.
Come già accennato, Ubisoft Barcelona non ha fornito spiegazioni al proprio staff, ma i dipendenti hanno formulato le proprie ipotesi. “Non c’è un motivo economico o di produttività dietro: l’unica cosa che possiamo capire è che vogliono forzare dimissioni volontarie.” “È possibile che l’azienda ritenga di avere troppi sviluppatori senior e voglia risparmiare sui salari eliminando il personale che non riesce ad adattarsi a queste condizioni.” Questa affermazione alimenta il dibattito sulla gestione delle risorse umane nei grandi studi di sviluppo videoludico.
