Da mesi seguo da vicino la fusione Paramount‑Warner, un vero e proprio circo a tre piste che avrà ripercussioni enormi sul panorama cinematografico: la scommessa che deciderà quanti film arriveranno nelle sale nei prossimi dieci anni. Tra avvocati, appelli e cifre a dodici zeri, la voce più chiara è stata quella di Tom Cruise. Non condivido il suo ottimismo, ma non posso liquidarlo come se non conoscesse il settore.

Cruise chiede calma da un programma di football americano
Come riportano i colleghi di Espinof, l’intervista è avvenuta durante The Pat McAfee Show. Inizialmente doveva parlare di Días de Trueno 2, ma ha finito per commentare l’operazione più delicata di Hollywood degli ultimi decenni. Il suo intervento è stato più emotivo che finanziario: la promessa di David Ellison di lanciare 30 film all’anno gli appare “fantastica”, perché per lui il cinema è una comunità, non una mera industria, e gli addetti agli studi sono “la sua famiglia”. Cruise ha concluso affermando che, se il progetto avrà successo, le 30 uscite potranno crescere fino a 40, rappresentando una grande opportunità per sceneggiatori e registi.
Indipendentemente dalle opinioni personali su Tom Cruise, è innegabile che sia uno dei pochi professionisti a comprendere a fondo l’industria cinematografica come spettacolo e intrattenimento. Da tre decenni sostiene che andare al cinema sia un gesto collettivo, dimostrandolo con i suoi acrobatici stunt e i tour promozionali mondiali.
Naturalmente, la sua posizione difende anche il modello di business che lo ha reso celebre.
Il discorso dell’abbondanza è sostenuto da una penale di 7 milioni al giorno per gli azionisti di Warner
I numeri dell’operazione non confermano la narrazione ottimistica. La causa intentata da 12 procuratori generali a luglio contro l’accordo da 111 miliardi di dollari è ancora in corso; il processo non inizierà prima del 2 marzo 2027 e potrebbe rappresentare un serio ostacolo per Paramount. Secondo Variety, Ellison ha accettato una penale di 7 milioni di dollari al giorno per gli azionisti di Warner a partire dal 1 ottobre, più 7 miliardi se l’accordo crolla. Con queste condizioni, la società ha già minacciato di trasferire parte delle operazioni fuori dalla California per contenere i costi, un colpo significativo per Hollywood e per l’intero ecosistema della produzione cinematografica. È difficile immaginare che un’azienda che inizia a tagliare possa poi aumentare la produzione senza puntare alla pura redditività.
La promessa delle 30 pellicole è più un argomento legale che un piano industriale
La dichiarazione delle 30 uscite annuali funziona soprattutto come strumento legale per far apparire la fusione meno restrittiva dal punto di vista della concorrenza, piuttosto che come un vero piano operativo. Cruise non nega nulla: sta semplicemente facendo ciò che ha sempre fatto, ovvero vendere il cinema con entusiasmo. Da amante del grande schermo, l’idea di 30 uscite all’anno è allettante, ma resta da capire che tipo di film verranno prodotti e se il modello di distribuzione riuscirà a competere con lo streaming, ormai una valida alternativa.
Speriamo che, tra tre anni, le uscite salgano a 40 all’anno, con giovani registi che debuttano con proposte straordinarie.
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