Ci sono luoghi nei videogiochi che ti catturano per le loro meccaniche, le loro battaglie o il design dei livelli. E poi ci sono quelli che ti catturano per l’enorme storia che c’è dietro. League of Legends, ovviamente, è quest’ultimo – anche se è un grande gioco in qualsiasi modo lo si guardi e lo si valuti -. Da oltre un decennio costruisce universi narrativi complessi e, tra tutti i suoi angoli, ce n’è uno che brilla in modo diverso… e non per la sua potenza, ma per il suo dolore. Parliamo delle Isole d’Ombra (precedentemente note come Isole Benedette), ora avvolte dalla Nebbia Nera, dove vivono migliaia di esseri intrappolati tra la morte e il desiderio. Un luogo dove il tempo è spezzato e le anime sono marce. Un luogo che non è gotico solo a livello estetico, ma per il suo stesso spirito e la sua stessa essenza. Perché i campioni che abitano queste terre non sono semplici cattivi, ma spettri della tragedia, mostri romantici perfettamente costruiti. Dall’isola sacra alla tomba aperta Prima dell’arrivo delle Nebbie, queste isole erano un santuario di guarigione, un angolo sperduto pieno di bellezza e di costante equilibrio, ma tutto cambiò con la storia di Viego, un re desideroso di riportare in vita la moglie Isotta. La sua ossessione lo portò a utilizzare le acque magiche del luogo, infrangendo le leggi della vita e della morte. Il risultato fu una catastrofe totale: un’ondata di energia oscura che sfigurò l’isola, trasformò i suoi abitanti in spettri e diede origine a quella che conosciamo come la Nebbia Nera. Questo evento è il punto di partenza di una trama che si è sviluppata in anni e anni di storia ed eventi di League of Legends, raggiungendo il suo culmine nell’evento Sentinelle della Luce del 2021. Ma al di là della narrazione, ciò che è davvero importante è l’aspetto emotivo: la storia delle Isole è una tragedia classica. Un Edipo Re travestito da nebbia. Un Faust con una spada spezzata… e tutti i campioni legati a questo luogo condividono il dolore di aver amato e perso. Viego, il Re Rovinato, è il vero cuore che batte sotto tutto questo. È un campione che si presenta come una figura imperiale, orgogliosa e tormentata. La sua motivazione non è quella di dominare il mondo o la terra, ma di far rinascere la sua amata. Un amore che attraversa la morte, che sfida il mondo e, in quell’atto di negazione assoluta, finisce per distruggere tutto.È un cattivo, sì, ma è anche un perfetto archetipo del romanticismo gotico: l’amante che non riesce a lasciarsi andare, lo spettro che trascina il suo dolore come una corona. Riot non lo disegna come il male in sé, ma come qualcuno che rappresenta la tragedia, che la porta dentro di sé. E la sua arma, la sua spada nera, non solo taglia ma anche piange. Il tradimento si fa carne spettrale Kalista, la Lancia della Vendetta, è un’altra figura uscita direttamente da un oscuro poema di Lord Byron o da un’incisione di Goya. Era una nobildonna leale e tradita in vita, resuscitata dalla Nebbia per compiere una giustizia sanguinosa. Uccide non per crudeltà, ma perché ci si aspetta da lei. È lo spirito del tradimento trasformato in un guerriero incorruttibile.La sua storia ha molto a che fare con la tradizione del fantasma vendicativo, con echi del mito di Medea e Antigone. Kalista non troverà pace, ma seguirà il suo scopo, quello che le è stato assegnato. Se si guarda il suo disegno – con forme appuntite, con un colore per nulla umano, quasi come qualcosa di etereo – si trasmette questa idea: che non c’è corpo, ma solo dovere. E se Viego rappresentava la passione perduta e Kalista il tradimento che dura per sempre, Thresh è il volto più perverso di questo romanticismo oscuro: quello del piacere nella dominazione. Thresh è niente meno che un sadico carceriere che cattura le anime per il vero piacere. Ama corrompere ciò che è considerato bello, fare a pezzi l’anima umana e testare i limiti della sofferenza. Thresh è la massima rappresentazione di questo mostro letterario che gioca con le sue prede. Nel suo disegno e nella sua voce, Riot fonde lo spettrale con l’elegante. Non è una bestia, potremmo dire che è un intellettuale dell’orrore. Come i grandi cattivi gotici, distrugge perché è curioso di vedere come avviene quella stessa distruzione e come si ripercuote su di lui. In mezzo a questa sfilata di spettri e amori destinati a non incontrarsi mai più, compare Yorick, il pastore di anime. È un personaggio che, nonostante il suo aspetto brutale, è probabilmente il più umano di tutti. Yorick cammina tra le tombe e la nebbia stessa, portando con sé i resti di una fede perduta. Non cerca la vendetta, né il potere, né l’amore, ma la redenzione.Yorick ci ricorda che non tutto ciò che si trova nelle Nebbie è corrotto o oscuro. La sua storia parla di una fede che è andata perduta, di una speranza che ancora sgorga tra le anime perdute. È il cupo romantico, l’uomo buono intrappolato in un mondo distrutto. Romanticismo gotico allo stato puro La cosa più interessante di tutto questo è come Riot abbia attinto direttamente dalla tradizione del romanticismo gotico europeo. Le Isole dell’Ombra non sono solo un’ambientazione tosta, ma uno specchio dei grandi temi del genere romantico storico: la lotta contro il destino, l’amore vissuto come una condanna, la fede contorta e la bellezza nel mostruoso, tra gli altri. Ci sono echi di “Frankenstein”di “Drácula”da “El retrato de Dorian Gray”. E persino dal teatro greco, con la sua ironica tragedia, il desiderio distruttivo e il senso di punizione eterna. Thresh, uno dei campioni più popolari Il risultato è una zona di Runeterra che non ha bisogno di essere costantemente in guerra per rimanere interessante. La sua stessa esistenza solleva domande filosofiche: si può amare oltre la morte, cosa significa giustizia quando l’anima è già spezzata, dove finisce l’umanità e inizia la maledizione?Oltre alla storia, Riot ha investito molto tempo nel design visivo e sonoro di questa regione. Le skin a tema Black Mist, gli eventi musicali, la narrazione interattiva… Tutto fa parte di un’identità artistica molto coerente, composta da colori freddi, strutture gotiche e ombre striscianti. I campioni di questa regione bruciano dall’interno. Le loro abilità sono cariche di simbolismo: catene, nebbia, mani spettrali, urla soffocate. Tutto serve a trasmettere l’idea che questi personaggi non sono vivi, ma sentono comunque. I mostri di Black Mist sono pericolosi, certo, ma anche profondamente tragici. In essi, Riot ha trovato un modo per esplorare il dolore umano a partire dal soprannaturale. Non sono semplicemente nemici o minacce, ma riflessi oscuri delle nostre paure più profonde: la perdita, il rimpianto, l’impossibilità di lasciar andare ciò che ci è più caro. Ed è per questo che li troviamo affascinanti: perché anche se camminano tra i mostri, tutti loro sono stati, una volta, umani.In 3DJuegos : Potrebbe essere il gruppo della vergogna per Riot Games, ma il club 1000 Days of League of Legends dimostra il suo impegno In 3DGames | La sfida più grande che League of Legends abbia mai affrontato non è stata Arcane, ma qualcosa che sembrava molto più semplice

