La saga Watch Dogs è rimasta in silenzio per diversi anni, ma ciò non significa che Ubisoft l’abbia dimenticata. Yves Guillemot, CEO della casa sviluppatrice, ha infatti confermato che l’IP di hacking continua a rappresentare un marchio di grande importanza per il futuro dell’azienda.

Secondo le recenti dichiarazioni di Guillemot sui nuovi piani di Ubisoft per le Creative Studios, la produzione sarà suddivisa in cinque unità autonome e decentralizzate. Durante l’incontro annuale con gli investitori (trasmesso da Game File), un analista ha chiesto perché non ci fossero progetti Watch Dogs nelle Creative Studios, facendo emergere il timore che l’intervallo di inattività iniziato nel 2020 con Watch Dogs: Legion potesse prolungarsi ulteriormente.
Il CEO ha risposto rassicurando gli azionisti: l’IP è “ancora un marchio che consideriamo importante per il futuro” di Ubisoft.
Tuttavia, ha aggiunto che al momento non è previsto assegnare Watch Dogs a una Creative Studio, “non almeno finché non decideremo di rielaborarlo”.
Queste parole hanno scatenato un vivace dibattito sui social, con molti fan che hanno interpretato il commento di Guillemot come la conferma di un imminente remake o reboot. È però fondamentale tenere conto della precisazione di Stephen Totilo, giornalista di Game File, che ha svelato l’esclusiva. Totilo ha scritto su X che i commenti sono stati pronunciati in francese e tradotti in tempo reale da un interprete di Ubisoft, aggiungendo: “Non leggere ‘rifatto’ come un indizio di remake; la risposta trasmetteva più l’idea di ‘non abbiamo lavorato su Watch Dogs da tempo e non lo priorizzeremo ora’”.
Il progetto cinematografico legato alla saga è anch’esso in una fase di stallo. Dopo le riprese avviate due anni fa con Regency Enterprises come produttrice associata a Ubisoft, le novità sono scarse.
Tuttavia, Tom Blyth, protagonista del live‑action, ha dichiarato in aprile che il film non è stato abbandonato e che ci sono ancora buone ragioni per credere in una sua futura uscita: “Direi che fa davvero una radiografia del mondo in cui viviamo”.
