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The Last of Us e Studio Ghibli insieme in questo gioco: Way to…

The Last of Us e Studio Ghibli insieme in questo gioco: Way to the Woods

Eccomi appena atterrata a Los Angeles, pronta a trascorrere tre giorni intensi tra prove, anteprime e resoconti sui prossimi titoli in arrivo. Giornate faticose, certo, e una città che non concede tregua. Per questo, iniziare la giornata con una proposta rilassante e immersiva è il modo ideale per dare il via al Summer Game Fest.

Sto parlando di Way to the Woods, un’avventura postapocalittica, naturalistica e in arrivo presto sotto l’egida di Xbox.

Un mondo senza umani? Sì, per favore

Come giocatori, siamo abituati a ogni genere di catastrofe: zombie, funghi letali, inverni nucleari, disastri spaziali… la lista è infinita.

Ma non capita spesso di poter vivere un mondo senza umani, dove l’unica missione è essere, semplicemente, un cervo — o in questo caso, due.Way to the Woods non è un’avventura di pura sopravvivenza: il suo obiettivo è trovare la strada di casa, il bosco, esplorando i resti di una civiltà scomparsa, proprio come nel film Flow.

Un progetto nato nel 2019, ora pronto a vedere la luce

Prima ancora che un gatto silenzioso si intrufolasse agli Oscar, questo progetto era già in cantiere. Dietro Way to the Woods c’è Anthony Tan, che ha iniziato a svilupparlo nel 2019 all’età di soli 16 anni. Come i protagonisti del suo gioco, anche il suo percorso non è stato semplice. Dopo aver mostrato un primo trailer nel 2019, ha confessato a The New York Times di aver rischiato di cedere sotto la pressione. Ora, nove anni dopo, la sua creazione vede finalmente la luce grazie a Team17 e Xbox.

Un viaggio contemplativo tra natura e arte

Quello che più colpisce di questa avventura è proprio la sua pazienza.Way to the Woods è un viaggio lento e riflessivo, nello stile di Abzu,Gris o persino Stray.

Niente combattimenti, solo esplorazione e piccoli spunti di sopravvivenza. È come se la catastrofe di The Last of Us si fondesse con la bellezza artistica di Studio Ghibli— ci sono ambientazioni che ricordano Il viaggio di Chihiro— o con Ori and the Blind Forest.

Ho avuto accesso solo a una demo di 25 minuti, ma è bastata per capire che il titolo ha più luci che ombre, anche se queste ultime richiedono proprio un po’ di pazienza. Non c’è una trama principale (almeno non l’ho intravista), solo una narrazione ambientale che in certi momenti si rivolge direttamente al giocatore, ad esempio chiedendoti di dare un nome ai cervi (io ho usato il mio e quello di mia figlia).

“Dai un nome a ciò che ti è più caro”, recita il gioco per creare un legame immediato. Sembra che la catastrofe che ha spazzato via l’umanità sia recente, come testimoniano telefoni, zaini, vestiti e giornali abbandonati in giro. Ci muoviamo in un mondo pieno di assenze.

Un cervo come protagonista: meccaniche e magia

In generale, controlleremo il cervo adulto, che sembra avere una connessione quasi magica con l’elettricità — grazie alla quale supereremo la maggior parte degli ostacoli. È come se fosse una batteria biologica che si ricarica assorbendo energia. Possiamo saltare, dare cornate o chiamare il nostro piccolo cerbiatto per farlo infilare in angoli stretti. Ma c’è un dettaglio che mi ha colpito: per qualche motivo, la mamma cervo è in grado di ripulire i rifiuti e i detriti dell’ambiente, quasi avesse l’aspirapolvere di Luigi’s Mansion incorporato.

“La natura si fonde con gli ambienti urbani in una stagione dal cel-shading puro”

Sebbene queste meccaniche siano usate spesso per avanzare, non è la giocabilità a trattenerti in Way to the Woods. Nonostante i nove anni di sviluppo, la demo che ho provato mostra ancora alcuni problemi grafici, come bug evidenti o movimenti della telecamera poco fluidi.

A brillare, invece, è l’aspetto artistico: scenari degni di Studio Ghibli, in cui la natura si fonde con gli ambienti urbani in una stagione dal cel-shading puro.

Non da meno è la colonna sonora, affidata ad Aivi & Surasshu, il duo dietro le musiche strumentali della serie Steven Universe.

Un’esperienza onirica tra riflessione e solitudine

Insomma, pur non essendo un titolo perfetto, c’è un certo fascino nel procedere di scenario in scenario, soprattutto per ammirare il design e la rappresentazione quasi onirica dei luoghi: aree allagate, città che portano ancora le tracce della vita passata, una natura rigogliosa. Il gioco vince molto grazie alla sua messa in scena e alla rappresentazione di un viaggio quasi solitario — a tratti compaiono altri animaletti — tra madre e figlio, che lascia spazio a riflessione e solennità.

Per ora la data di uscita su Xbox Series X|S non è stata annunciata, quindi conviene tenere d’occhio la proposta.

Redazione GamingParkRedazione GamingPark
Redazione GamingParkhttp://www.gamingpark.it
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