Accessori per skin di Counter-Strike: sticker del Major di Colonia raggiungono prezzi folli, oltre 1.500€
I fan di Counter-Strike sono ormai abituati a vedere skin che superano il valore di un’auto o di una villa di lusso. Spesso si giustifica questo fenomeno con il loro status di oggetti da collezione, il cui prezzo è determinato esclusivamente dai mercati secondari, dove Valve non interviene direttamente. Negli ultimi mesi, però, la casa sviluppatrice ha introdotto un nuovo sistema: ora è lei stessa a vendere direttamente ai giocatori questi accessori a cifre esorbitanti. Una scelta che, dopo l’ultimo aggiornamento di CS2, ha scatenato non poche polemiche.

La controversia è esplosa con l’arrivo di una nuova collezione di sticker per celebrare il Major di Colonia, l’evento competitivo di massimo livello di Counter-Strike. Valve, infatti, ha radicalmente modificato il metodo di distribuzione di questi accessori per le skin. Fino a poco tempo fa, gli sticker si ottenevano tramite capsule, casse di bottino relativamente economiche che regalavano in modo casuale l’emblema di una squadra o la firma di un giocatore.
“Questo approccio era apprezzato, ma i giocatori ci hanno detto che preferivano acquistare direttamente gli sticker”, ha spiegato la sviluppatrice in un blog ufficiale.
Ora, invece di affidarsi alle capsule, i giocatori possono acquistare direttamente gli sticker desiderati nello store. Una soluzione apparentemente perfetta, ma che si è rivelata peggiore del problema. Valve, infatti, non ha fissato un prezzo standard per ogni categoria di sticker, ma ha introdotto un sistema basato su domanda e offerta per creare artificialmente esclusività. “I prezzi di tutti gli sticker dipendono dalla domanda relativa.
Se uno sticker viene acquistato molto più di un altro, il suo prezzo salirà, mentre quello dell’altro scenderà”, hanno dichiarato gli sviluppatori.
Il risultato? Gli sticker dei giocatori o delle squadre più popolari hanno raggiunto cifre spropositate. Lo sticker di S1nners, ad esempio, è arrivato a costare 153.817 gettoni, equivalenti a 1.522,79 euro. Come segnalato sui social, acquistare un’unità di ciascuna delle cento sticker più richieste supera i 19.000 euro(circa 190 euro a sticker). Tra questi, lo sticker più caro ha raggiunto un valore superiore ai 1.500 euro.
Una situazione che non è affatto isolata: già la settimana scorsa, lo sticker con l’autografo di Donq, considerato uno dei migliori giocatori al mondo, aveva superato i 1.220 euro. Il sistema si basa interamente sulla speculazione e sulla fiducia che, nel tempo, questi cosmetici raggiungano valori ancora più alti nei mercati secondari.
Secondo le prime indiscrezioni, l’idea di Valve si sarebbe rivelata un fallimento. Il direttore di Aurora, una delle squadre partecipanti al Major, ha dichiarato che questa edizione dell’evento ha registrato le vendite di sticker peggiori “in modo significativo”. Un duro colpo per le squadre, che contano su questi introiti per mantenere i propri roster durante il resto dell’anno, visto che il 50% dei ricavi derivanti dagli sticker viene distribuito tra i partecipanti e l’organizzazione dell’evento.
Da segnalare che questo cambiamento nella monetizzazione avviene in un contesto in cui sempre più paesi stanno perseguendo Valve per i suoi sistemi di monetizzazione. La compagnia ha già dovuto modificare il funzionamento delle casse in Germania e Francia ed è oggetto di una causa da parte dello Stato di New York.
Tuttavia, i pochi introiti raccolti e le critiche feroci subite dimostrano che questa strada non è la soluzione giusta. Vedremo se ci sarà una rettifica al prossimo Major, in programma a fine novembre a Singapore.
