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Jackie Chan torna come Asian Hawk in Armour of God IV per il 2027

Jackie Chan, 72 anni, torna in una nuova avventura d’azione in stile Indiana Jones

Jackie Chan, icona del cinema d’azione e stuntman senza tempo, non ha alcuna intenzione di ritirarsi. Fino a quando non deciderà di appendere la maschera al chiodo, noi spettatori non possiamo che essere entusiasti delle sue prossime imprese. Come anticipato in esclusiva da Variety, il leggendario attore e stuntman, ora 72enne, tornerà nei panni dell’Asian Hawk con il quarto capitolo della saga La Armadura de Dios, intitolato Armour of God IV: Ultimatum.

Le riprese sono in programma per luglio 2024, mentre l’uscita mondiale è fissata per il secondo trimestre del 2027. La produzione è affidata a Salem Entertainment, casa kazaka sostenuta da Alem Fund, mentre la regia passerà nelle mani di Robert Kun, regista d’azione russo già noto per aver diretto i tre capitoli precedenti. Anche AlloCiné ha diffuso la notizia, paragonando il protagonista a un mix tra Indiana Jones e Tom Cruise in Mission: Impossible — un paragone che, per chi conosce la saga, non è affatto esagerato.

Le riprese si svolgeranno tra Kazakistan e Azerbaigian, e la trama ruoterà attorno a un antico manufatto chiamato Tumar, dal valore stimato in oltre 20 milioni di dollari.

In un’intervista rilasciata a Variety, Chan ha sottolineato che questo primo progetto con partner kazaki non sarà l’ultimo e che le riprese in Asia Centrale gli aprono nuove strade creative mai esplorate prima. Non si tratta, quindi, di un semplice sequel tardivo, ma del primo passo di un’alleanza più duratura con l’industria emergente della regione.

Igor Tsay, produttore locale, ha parlato di un vero e proprio “punto di svolta” per il cinema dell’Asia Centrale, e sebbene la frase suoni come un comunicato ufficiale, è la prima volta che un franchise di tale calibro si insedia ad Astana.

Robert Kun, dal canto suo, proviene dal cinema d’azione russo e vanta un’esperza consolidata nella coreografia delle scene d’azione — un dettaglio che dovrebbe far sentire Chan a suo agio sul set.


Armour of God: la saga che ha rivoluzionato l’avventura asiatica

Armour of God è sempre stata la scommessa più audace di Jackie Chan. Il primo capitolo, uscito nel 1986, non nacque come un semplice film di kung-fu, ma come una risposta asiatica all’avventura hollywoodiana dell’epoca. I predatori dell’arca perduta era uscito cinque anni prima, Indiana Jones e il tempio maledetto due anni prima, e Chan volle dimostrare che Hong Kong poteva realizzare qualcosa di altrettanto epico con la propria mitologia.

Armour of God non era kung-fu mascherato da avventura: era avventura pura con il kung-fu come ingrediente principale. Il budget, per i parametri della Hong Kong di allora, fu una follia: riprese in Jugoslavia, Austria, Francia, Marocco e Spagna. L’Asian Hawk nacque già con la vocazione del giramondo, una caratteristica che si è mantenuta nei tre capitoli successivi e che ora approda in Kazakistan.

Ciò che distingue questa saga dal resto della filmografia di Chan, e che per molti rappresenta il culmine del cinema d’avventura asiatico, è proprio quella libertà espansiva. Operation Condor (1991) approfondì la formula con riprese in Nord Africa e Madrid, diventando uno dei maggiori successi commerciali della Hong Kong dell’epoca.

Il terzo capitolo, uscito nel 2012, arrivò ventuno anni dopo, con un Chan che sfiorava i sessant’anni e che firmò l’ultima grande coreografia d’azione della sua carriera.

Tutti e tre i film sono diretti da lui, partono dalla stessa premessa di cacciatore di tesori con coscienza e condividono quel tono di commedia fisica che né Indiana Jones né James Bond avevano mai osato affrontare. Per questo, questo ritorno non è un semplice sequel: è il franchise in cui Chan ha sempre creduto, quello in cui il cinema di arti marziali e il cinema d’azione asiatico potevano dialogare alla pari con l’avventura europea, e dove la Hong Kong degli anni Ottanta riuscì a tenere testa a Hollywood con meno mezzi e più fisicità.


Jackie Chan, il rischio e la passione per la saga che quasi lo uccise

L’impegno di Chan per la saga è stato totale, tanto da rischiare la vita più volte — una sua firma d’autore. Durante le riprese della sequenza d’apertura del primo capitolo, in Jugoslavia, Chan doveva saltare da un muro a un ramo d’albero. La prima ripresa andò bene, ma lui volle rifarla per aumentare l’altezza, lo slancio e il rischio.

Al secondo tentativo il ramo cedette: Chan precipitò per cinque metri, la testa colpì una roccia e un frammento del cranio gli rimase incastrato nel cervello. Come conseguenza, ha un foro nel cranio coperto da un impianto, ha perso l’udito nell’orecchio destro in modo irreversibile e, come mostrano le immagini nei titoli di coda del film, lo si vede sanguinante ma cosciente sul set mentre le squadre mediche accorrono.

Eric Tsang, che all’epoca dirigeva il film, dopo l’incidente decise di non mettere più in pericolo altri attori. Chan, invece, assunse lui stesso la regia del progetto successivo. Quarant’anni dopo, lo stesso uomo torna alla saga che per poco non lo uccise, e lo fa a un’età in cui la maggior parte degli attori della sua generazione è in pensione da mezzo decennio. Forse è nostalgia, forse una certa vanità professionale, forse perché un cineasta del suo calibro non riceve più stimoli del genere, ma il gesto ha un peso emotivo fortissimo.


La Spagna nel cuore della saga: Lola Forner, l’attrice spagnola che affiancò Jackie Chan

Armour of God non fu solo un film girato in parte in Spagna: fu anche interpretato da un’attrice spagnola.

Lola Forner, nata ad Alicante nel 1960 e Miss Spagna 1979, divenne una delle poche attrici europee ad affiancare Jackie Chan in tre film. Il primo incontro avvenne nel 1983 con I pirati dei mari della Cina, un ruolo secondario. Il secondo fu Wheels on Meals (1984), noto in Spagna come Los Supercamorristas, diretto da Sammo Hung e girato interamente a Barcellona con un cast che includeva Chan, Sammo, Yuen Biao e Forner.

Il film divenne un successo commerciale in Asia.

Il terzo incontro arrivò con Armour of God, dove Forner ebbe un ruolo da coprotagonista, diventando, quasi senza che nessuno se ne accorgesse in Spagna, una delle poche attrici europee con tre titoli al fianco della più grande star del cinema d’azione asiatico del secolo. Hong Kong scelse la Spagna, scelse un’attrice di Alicante e scelse Barcellona come set mediterraneo, e questa scelta culturale si proietta sul quarto capitolo quarant’anni dopo come un’eredità da recuperare prima che vada perduta.


Perché l’Asia Hawk è diventato un eroe speciale per la Spagna

Come abbiamo imparato ad amare Jackie Chan noi che vivevamo lontano da Hong Kong. Per molti spettatori spagnoli, Chan non arrivò attraverso i cinema, ma dai videoclub e dalla televisione.

La Armadura de Dios approdò direttamente in VHS anni dopo la sua uscita asiatica e trasformò l’Asian Hawk in un eroe diverso dalle icone muscolose di Hollywood. Chan mescolava umorismo fisico, pericolo reale e una vulnerabilità che lo rendeva più vicino: cadeva, soffriva e si rialzava con fatica, qualcosa che ha creato un legame speciale con una generazione spagnola stanca dell’eroe invincibile.

Per questo l’annuncio di un quarto capitolo è una buona notizia per i nostalgici e per chi, come noi, ama vedere Chan ancora in azione.

Jackie Chan, a 72 anni, torna in una nuova avventura d’azione in stile…

Se hai nostalgia dei vecchi videoclub, questo nuovo film di Jackie Chan potrebbe riportarti indietro nel tempo.

L’azione si sposterà tra Kazakistan e Azerbaigian, un segnale che il cinema d’azione asiatico sta cercando nuove location per conquistare prestigio internazionale. Ma ciò che davvero conta è che Chan, ormai 72enne, continui a essere legato a un franchise che ha segnato intere generazioni di spettatori e gli ha regalato una legione di fan in tutto il mondo.

Il quarto capitolo della saga, intitolato Armour of God IV: Ultimatum, è atteso per il 2027. E tu che ne pensi? Sei interessato a questo progetto o credi che il grande momento di Chan sia ormai alle spalle e che sia troppo anziano per queste imprese?

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Redazione GamingPark
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