martedì, Febbraio 17, 2026
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Sono stati criticati per aver incluso opzioni omosessuali nel loro gioco di ruolo, ma le vendite dimostrano che “l’odio sui social non interessa quasi a nessuno”.

In un ambiente così globalizzato come quello dei videogiochi, una polemica sui social media può destabilizzare un lancio o mettere alle strette un intero studio. Lo abbiamo visto di recente con Larian Studios e il sostegno del suo direttore, Swen Vincke, all’IA generativa, ma già nel 2017 Warhorse Studios ha vissuto una situazione simile. Tuttavia, Daniel Vávra, direttore di Kingdom Come: Deliverance 2 e del suo prequel, ha assicurato che le controversie associate alla saga non hanno avuto un impatto reale sulle vendite o sulla percezione generale del pubblico. Per comprendere il contesto, bisogna risalire al 2017, quando il primo Kingdom Come: Deliverance fu criticato dalla comunità online per non aver incluso persone di colore nella sua rappresentazione della Boemia del XV secolo. All’epoca, Warhorse rispose appellandosi al rigore storico, sostenendo che negli ambienti rurali dell’epoca era estremamente raro trovare diversità etnica. Ciononostante, il dibattito si è intensificato sui social network, con gli accademici divisi e una forte polarizzazione ideologica tra i giocatori. La situazione si è ripetuta, anche se da una prospettiva opposta, con il lancio di Kingdom Come: Deliverance 2 nel 2025. Questa volta, alcune delle voci che in precedenza difendevano la fedeltà storica dello studio hanno criticato l’inclusione di personaggi razzializzati e la possibilità di relazioni omosessuali. Warhorse ha spiegato che il sequel è ambientato in una grande città, un ambiente molto più plausibile per la diversità culturale, in linea con l’ambientazione storica che il team guidato da Vávra ha sempre difeso, a differenza del suo prequel, incentrato sulla Boemia centrale.Per Warhorse Studios, solo pochi sono interessati a queste polemicheDue controversie, ciascuna da un estremo diverso, che PC Gamer ha voluto riprendere per chiedere se queste polemiche avessero influito sulle vendite. In questo contesto, Martin Klíma, cofondatore dello studio e produttore esecutivo del gioco, si è mostrato ambivalente. Da un lato, ha riconosciuto che ogni controversia può risultare scomoda, ma ha anche ammesso che può dare ulteriore visibilità al progetto. In ogni caso, la sua percezione personale è chiara: queste discussioni interessano solo “un puñado de personas” e hanno una rilevanza minima per il grande pubblico. Alla fine, i dati confermano questa visione. Il primo Kingdom Come: Deliverance ha superato i 10 milioni di copie vendute dal suo lancio, mentre il suo sequel ha raggiunto i quattro milioni di copie vendute in soli nove mesi. Per concludere, Klíma è chiaro: “no importa lo que digan de ti, siempre que escriban bien tu nombre”.Immagine | Thomas Ressuge Su 3DJuegos | Chi ha capito e chi non ha capito Dark Souls Su 3DJuegos | Siamo a gennaio e abbiamo già un candidato al peggior gioco del 2026. La prima esclusiva PS5 dell’anno è un clamoroso fallimento

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