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Valve sotto indagine antitrust per abuso di posizione dominante

Le opzioni disponibili sono davvero numerose: Valve sotto la lente dell’antitrust

Negli ultimi mesi, il dipartimento legale di Valve si è trovato al centro di una serie di controversie giudiziarie di rilievo. L’azienda, nota per Steam, è infatti oggetto di indagini antitrust sia negli Stati Uniti che nel Regno Unito. L’accusa principale? Abuso di posizione dominante: secondo i ricorrenti, Valve avrebbe costruito un vero e proprio monopolio e lo sfrutterebbe per imporre politiche commerciali discutibili. Al momento, non è ancora chiaro se le accuse avranno seguito, ma Gabe Newell, cofondatore di Valve, ha già preso posizione testimoniando nel processo statunitense.

Il messaggio di Newell è stato netto:“Nel mercato del PC gaming non esiste alcun monopolio”.

Secondo le sue dichiarazioni, i giocatori hanno a disposizione numerose alternative per acquistare i propri giochi. “Possono scegliere tra Xbox, Steam, Epic Games Store o direttamente dagli sviluppatori”, ha affermato durante la deposizione. Bloomberg, che ha avuto accesso agli atti processuali, ha riportato anche altre sue parole:“Le persone scelgono Steam perché offre un’esperienza superiore”.

I ricorrenti, invece, sostengono che Steam sia ormai così dominante da rendere impossibile una concorrenza reale.

Secondo loro, Valve sfrutterebbe questa posizione per applicare una commissione del 30% su tutti i prodotti venduti nel suo store. “I giocatori non possono rinunciare a decenni di investimenti: le loro librerie e i titoli multigiocatore sono già su Steam”, è una delle argomentazioni portate avanti. Tuttavia, molti utenti sottolineano come Valve offra vantaggi concreti, come un sistema di rimborsi più generoso rispetto alla concorrenza e funzionalità superiori.

Anche il lavoro di Valve sulla discoverability dei giochi è molto apprezzato dagli sviluppatori.

La disputa sulla commissione del 30% è in corso sia negli USA che nel Regno Unito. Negli Stati Uniti, inoltre, si indaga anche su un possibile obbligo di parità dei prezzi: secondo i ricorrenti, Valve impedirebbe ai giochi di essere venduti a prezzi inferiori su altre piattaforme, almeno inizialmente, se non vengono scontati anche su Steam. Per sostenere questa tesi, si basano su due casi specifici. Nel 2017, un’edizione speciale di Middle-earth: Shadow of War è stata rimossa da Steam perché “costava significativamente di più rispetto ad altri negozi”.

Inoltre, un sviluppatore indipendente coinvolto nella causa ha dichiarato di aver subito una situazione simile.

Sembra quindi che Steam abbia un problema soprattutto con i prezzi di lancio. Kassidy Gerber, responsabile dello sviluppo commerciale di Valve, ha smentito l’esistenza di una politica di questo tipo. Secondo le sue dichiarazioni, la piattaforma richiede solo una “equità materiale” sui prodotti venduti nello store. Tuttavia, esiste una clausola per gli sviluppatori che vogliano vendere chiavi Steam tramite rivenditori esterni:“Non c’è problema ad applicare uno sconto sulle chiavi Steam in diversi negozi in momenti diversi, purché si preveda di offrire un’offerta comparabile ai clienti Steam entro un arco di tempo ragionevole”, recitano i termini di servizio.

Finora, la giustizia si è schierata a favore dei ricorrenti, ma questo non significa che abbiano ottenuto ragione in via definitiva. Quello che è stato stabilito è che esistono elementi sufficienti per avviare un’indagine approfondita e portare la causa davanti a una giuria popolare. Dovremo quindi attendere ancora del tempo prima di conoscere una sentenza che potrebbe cambiare non solo Steam, ma anche il resto dei grandi store dell’industria del videogioco. Va tenuto presente che la commissione del 30% si applica anche sulle console, dove i prezzi dei giochi sono ancora più alti.

Per quanto riguarda il futuro di Valve, l’azienda si è detta pronta a difendere i propri interessi fino in fondo.

Oltre a sostenere di operare nel rispetto delle leggi antitrust, Valve ha pubblicato un comunicato per contestare la procura generale dello Stato di New York a difesa del proprio sistema di loot box. La partita si preannuncia lunga.

Redazione GamingParkRedazione GamingPark
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