Il corriere della sera contro GTA V

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Non sono nuove le accuse ai videogiochi di atti violenti o di deviare le menti dei giovani, basti citare il caso della Columbine in cui trovarono una copia di Doom a uno dei due ragazzi che compirono il massacro, accreditando tale gesto al gioco. Stavolta è il Corriere della Sera a prendere GTA V.

Nell’articolo, che potete leggere qui, una mamma pediatra si dichiara scioccata dai contenuto del famoso gioco Rockstar e si dichiara preoccupata per l’impatto che potrebbe avere su bambini e adolescenti dopo aver assistito a una conferenza tenuta alla scuola di suo figlio undicenne.

La donna è preoccupata sopratutto per il fatto che sopratutto grazie ad internet chiunque può avere accesso a tali contenuti, partiamo dal presupposto che secondo me i videogiochi non generano violenza nel soggetto almeno che non sia mentalmente instabile di suo.

Il punto essenziale è che se i genitori non vogliono che i loro figli accedano a determinati contenuti dovrebbero controllare, innanzitutto sulla copertina del gioco c’è scritto chiaramente “Pegi 18” il che sta a significare che il gioco presenta contenuti inadatti ai minorenni e dietro ci sono i simboli che segnano la presenza di alcol, droga, contenuti sessuali e violenza.

PEGI
Un esempio di etichetta PEGI, indicante l’età consigliata e le tematiche a cui si deve tale limite.

 

Quindi i genitori hanno benissimo i mezzi per capire cosa stanno per comprare ai propri figli, mettiamo anche il caso che il ragazzino si scarichi il gioco da internet, i genitori dovrebbero controllare cosa fa il figlio mentre è al PC o comunque sottoporlo a un controllo costante.

Bisogna anche educare il ragazzo, spesso i videogiochi vengono usati come capro espiatorio per l’incapacità di alcuni genitori a educare i propri figli (non ci stiamo riferendo necessariamente all’autrice dell’articolo) bisogna spiegare il perché la droga è male, la violenza non è una cosa bella e le donne non sono solo macchine da sesso. Non si può comunque impedire alle persone mature di usufruire di determinati prodotti solo perché ci potrebbero essere soggetti sensibili, ora scusateci il paragone di cattivo gusto che stiamo per usare, ma è come dire che non dovrebbero esistere i porno perché dei minorenni potrebbero vederli.

Tra l’altro ci sono anche molti film o libri con contenuti violenti, ma non per questo vengono criticati, probabilmente perché nella mentalità dell’italiano medio i videogiochi sono un prodotto infantile, paradossalmente, giochi come GTA V dimostrano proprio il contrario.

Concludiamo l’articolo invitando i genitori a informarsi soprattutto quando si sta per andare a scrivere su una testata giornalistica di ampia diffusione, su cosa giocano i propri figli, per esempio questa madre stava per comprare GTA V fidandosi delle parole del figlio che ritraeva il titolo come un semplice racing game.

(N.D.R: Questo esempio di giornalismo è un’altra indicazione di quanto il giornalismo in Italia sia oramai una barzelletta. In teoria un giornale ha il compito di informare, e come può informare una persona che non è nemmeno capace ad informare sé stessa? Come può un giornalista non informarsi nemmeno sulle indicazioni dei videogiochi? Del resto sono esattamente come quelle dei film, non è che ci voglia tanto).

Fonte|CorriereDellaSera

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