domenica, Dicembre 14, 2025
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Dietro Star Citizen c’è un film di fantascienza così trash che “B-movie” è un eufemismo

Chris Roberts è noto ad oggi come il padre dell’intramontabile Star Citizen, ma gli appassionati sanno bene che sia l’MMO spaziale che la carriera del creativo americano hanno origine molto più indietro nel tempo: nel 1990, per la precisione, portò nei negozi (insieme allo stesso Warren Spector in veste di produttore) un Wing Commander che può essere considerato come l’epicentro di tutto ciò che ha firmato negli ultimi 35 anni. Quello che forse non sapete è che Chris Roberts si è dilettato anche nell’industria cinematografica, dirigendo anche un lungometraggio distribuito dalla 20th Century Fox: si tratta, ovviamente, dell’adattamento per il grande schermo di Wing Commander (1999). Mi ha incuriosito sapere che è possibile vederlo a metà del 2025 attraverso Filmin – almeno al momento in cui scrivo – senza dover ricorrere a mezzi fisici o illegali, quindi mi sono preso la libertà di guardarlo. è bello? No, assolutamente no; e ritengo che all’epoca abbia offuscato l’immagine di un franchise videoludico che in realtà era molto buono. C’erano così tante cose che non andavano che non oserei puntare un solo dito contro di esso e dire “tú eres lo que sobra”. È tutto: personaggi piuttosto scadenti, effetti visivi che ci si aspetterebbe di vedere solo nei film di serie B e l’introduzione di un concetto di pellegrinaggio che, per quanto ne so, non ha mai fatto parte dei giochi ed era lì solo per imitare le orme di Star Wars. Insomma, capisco il perché di alcune cose. È difficile convincere il grande pubblico con Caccia a Ottobre Rosso, bisognava inventarsi qualcosa di più digeribile e nemmeno il titolo MS-DOS era una fonte di ispirazione illimitata. Non poteva che andare male. Non so se gli darei il lapidario 10% che ha su Rotten Tomatoes, ma dico solo di non andare a cercare una grande storia, un adattamento fedele o un’opera di fantascienza soddisfacente.Apprezzare le origini di Star Citizen Quello che mi è piaciuto del film di Wing Commander è stato vederlo in un momento in cui ero già entrato nel vivo di Star Citizen, e in un certo senso è stato un po’ come ritrovare le foto di una persona cara da piccola e pensare “madre mía, ¡cómo ha crecido!” Perché, nella sua infinita inettitudine, il film ha un certo fascino goffo difficile da descrivere che si apprezza solo quando si è già immersi nella fantascienza di Chris Roberts e lo si vede pensando a cosa è diventato dopo tanti anni. Mi ha colpito la capacità di identificare al volo diverse sequenze e idee che poi sarebbero state riprese quasi integralmente nel nostro Star Citizen. Ecco come ve lo spiego: potete andare su YouTube e dare un’occhiata al gameplay di Squadron 42 (il gioco di ruolo di “modo campaña” di SC) che Cloud Imperium ha mostrato durante il CitizenCon 2024 e scoprirete che è più o meno della stessa durata del film, un’ora e un quarto contro un’ora e mezza, e vedrete che molte delle idee del film sono state prese da esso. O perlomeno, le aree in cui la creatività era stata attenta sono ancora presenti, solo molto meglio sviluppate. Il capitano Rachel MacLaren (Gill Anderson) è una presenza potente, i riferimenti al settore Vega appaiono sui monitor e la familiarità tra i piloti è ora molto più credibile e terrena (ad esempio, li si vede chiamare le loro famiglie durante le pause). La preparazione all’impiego dei caccia è molto più emozionante e coinvolgente e, in definitiva, il dramma che si cela dietro ogni azione è palpabile. C’è peso, letteralmente e figurativamente, nei motori dell’UEES Gauntlet, così come nelle cornamuse che accompagnano la flotta. Wing Commander riusciva a trasmettere la tensione nelle decisioni prese al volo nella cabina di pilotaggio solo attraverso il sudore sui volti dei suoi personaggi, mentre Squadron 42 riesce a farlo nelle letture, negli allarmi e nelle inquadrature di navi aliene troppo grandi per stare su un solo schermo. L’obiettivo finale è lo stesso o molto simile, ma il modo di farlo è talmente avanzato che si finisce per dare al gioco un valore in più.In definitiva, ho la sensazione che Wing Commander mi abbia fatto apprezzare un po’ di più la naturale serietà di Star Citizen e, per estensione, di Squadron 42; la fantascienza che realizzeranno sarà quella del romanticismo della navigazione spaziale, e di certo lo faranno bene, stando sulle spalle dei fallimenti del passato. Quando si viene colpiti da una sequenza o da un’interazione con lo scenario di questi giochi, si può essere certi che un film l’ha già fatto in passato. E lo ha fatto peggio.In 3DGames | Star Citizen i giocatori hanno dovuto aspettare 8 anni per sconfiggere il mostro più grande del gioco. Ne è valsa la pena In 3DGames | È facile diffidare di Star Citizen, ma c’è molto da apprezzare “pequeñas grandes ideas” che può trasformare un genere come nessun altro ha fatto in 20 anni

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