Se ami le arti marziali e il cinema kung fu, probabilmente ti sei più di una volta trovato a imitare (con risultati variabili) i combattimenti che vedi sullo schermo. Chi non ha sognato di diventare l’eroe di un film o di un videogioco? Chi non ha desiderato provare la grande soddisfazione che deriva dal padroneggiare un’arte fisica?

Oggi i giochi d’azione, grazie alla realtà virtuale (VR) e alle esperienze immersive, offrono un modo estremamente vicino e interattivo per vivere queste avventure, ma non è l’unico legame tra videogiochi e arti marziali.
Un perfetto esempio di equilibrio è lo studio di motion capture di Phantom Blade Zero, situato a Shanghai e chiamato Flying Goat. Lo scorso anno abbiamo avuto l’opportunità di visitarlo. All’ingresso, tra le varie certificazioni esposte, ne spiccava una con la partecipazione di Jackie Chan, un segnale di qualità fin dal primo sguardo.
Appena entrati nella sala, abbiamo osservato gli specialisti al lavoro sotto la guida del cordiale Maestro Yang.
Da quel 2018, il team si occupa di registrare acrobazie e sequenze di combattimento per Phantom Blade Zero. Il controllo dei movimenti viene applicato sia ai costumi che alle armi, garantendo una fedeltà assoluta. Una parete intera è ricoperta di armi di vario genere (alcune ancora non presenti nel gioco), pronte per le simulazioni.
Il gruppo non è composto solo dagli artisti che forniscono i loro movimenti: c’è anche un ampio staff tecnico che allestisce la sala e ne assicura la sicurezza. Un complesso sistema di corde e pulegge ricopre l’intero soffitto; i tecnici usano contrappesi per stabilizzare le manovre aeree, mentre materassini e casse sono posizionati strategicamente per ammortizzare le cadute.
Naturalmente, nulla di tutto ciò sarebbe possibile senza i tecnici che trasformano le performance fisiche in animazioni digitali.
All’inizio di ogni sessione, gli specialisti assumono la classica “posizione a T” di fronte alle telecamere, un’immagine familiare a chi gioca o sviluppa videogiochi.
La chiave del successo è la ripetizione e l’attenzione ai dettagli. Guardando da fuori, è sorprendente la precisione con cui i movimenti vengono trasferiti alle animazioni dei personaggi: anche eseguendo colpi e acrobazie a velocità normale, il software registra ogni impatto con estrema fedeltà. Il Maestro Yang ha spiegato che, per mantenere la naturalezza – una delle ossessioni di Phantom Blade Zero– la cattura avviene alla velocità con cui gli sviluppatori desiderano vedere l’azione in gioco, senza accelerazioni o rallentamenti artificiali. Questo approccio garantisce animazioni realistiche, fedeli alla visione del direttore Soulframe, un vero omaggio alle arti marziali cinesi tradizionali.
Per assaporare lo spirito del kung fu, abbiamo partecipato a una breve lezione guidata dagli stessi specialisti, che ci hanno mostrato una routine base comprendente le posture fondamentali. In arti marziali, la postura e la precisione dei movimenti sono essenziali: riflettono l’equilibrio e la filosofia radicata nella disciplina. La combinazione di fluidità, armonia, energia e potenza rappresenta la ricerca dell’armonia interna ed esterna.
Mettere in pratica questi concetti è tutt’altro che semplice: memorizzare sequenze, dare a ogni arto una funzione specifica e mantenere posture basse richiedono concentrazione e forza.
Questa ricerca della perfezione è solo una piccola parte del lavoro svolto per Phantom Blade Zero. Successivamente, abbiamo provato in prima persona le stesse tecniche di volo su cavi. Spinto dalla curiosità e dal desiderio di rivivere le acrobazie dei film, mi sono offerto volontario per la prima prova.
Il sistema di sicurezza è impeccabile: una cintura con più agganci è collegata a un complesso rete di pulegge, contrappesi e cavi sospesi dal soffitto. Altri specialisti, senza scambio di parole, sincronizzano la loro forza per lanciarmi in aria in modo assolutamente sicuro. La loro capacità di coordinarsi con i miei movimenti, pur essendo goffi, dimostra un livello di padronanza straordinario.
Accanto a me, diversi operatori monitoravano parametri come il passaggio delle gambe tra i cavi durante un salto mortale all’indietro, assicurandosi che tutto fosse corretto. L’esperienza è resa più intensa da una fascia lombare compressa e da cinghie pelviche, ma è proprio questo a far apprezzare l’agilità dei professionisti.
Mantenere l’equilibrio del tronco in aria è una sfida: il corpo deve muoversi in modo armonioso, quasi come nei movimenti dei cadetti di “L’Attacco dei Giganti”.
In sintesi, se padroneggiare le arti marziali è già un’arte di per sé, farlo in un contesto di motion capture porta la destrezza a un livello superiore. Dopo aver dimostrato di saperci muovere, il team ci ha permesso di sperimentare ulteriori sequenze, confermando che Phantom Blade Zero non è solo un videogioco, ma un vero tributo cinematografico alle arti marziali.
Abbiamo avuto l’opportunità di girare una scena da specialisti di motion capture: in questo caso abbiamo controllato uno dei nemici base di **Phantom Blade Zero**. Insieme a due collaboratori abbiamo creato una coreografia in cui l’eroe e due avversari si scambiavano colpi, cercando di rendere ogni movimento credibile e spettacolare.
Da questa intensa esperienza ho compreso quanto sia fondamentale il lavoro attoriale, al pari della pura prestazione fisica. Prima di tutto è stato indispensabile apprendere i movimenti dai veri specialisti; per farlo è cruciale calcolare con precisione la distanza tra i partecipanti, così che i colpi si incastrino al punto giusto. Ma ben presto ci siamo resi conto che il compito va ben oltre la semplice esecuzione di due fendenti. Il ruolo dello specialista inizia nel momento in cui ti trovi di fronte al tuo compagno di scena. Recitare è un’arte generosa: più si dà, più si riceve. Per questo il nostro impegno verso il personaggio deve essere totale, anche quando sembra di non fare nulla. L’atteggiamento è tutto: una postura decisa e uno sguardo minaccioso possono cambiare radicalmente la performance dell’avversario, spingendolo a intensificare il proprio ruolo.
Lo stesso vale per le reazioni ai colpi; non basta segnare il contatto, è necessario gesticolare, esagerare i movimenti e integrarli nell’interpretazione (la smorfia di sforzo nel bloccare una spada, il passo indietro dopo un calcio, il dolore al fianco…). Lo facciamo non solo per il risultato finale, ma per elevare il livello dei nostri compagni. È stata una sensazione curiosa e intensa, una compenetrazione non verbale tra tre sconosciuti che si trovavano insieme per la prima volta. La differenza tra una scena e l’altra nel gameplay era enorme e dipendeva interamente dalla motivazione che mettevamo, non tanto dai movimenti, ma dalla nostra interpretazione. Un ulteriore livello di complessità si aggiunge al lavoro dello specialista.
È possibile che la nostra scena non venga inserita nel gioco finale: sebbene a noi inesperti fosse impressionante, il Maestro Yang ha sottolineato che il criterio di qualità per includere questi segmenti è estremamente alto. Essere specialisti di azione significa, senza dubbio, affrontare la sfida fisica tipica di un videogioco d’azione, ma richiede anche delicatezza, tecnica e una varietà di risorse a cui non avremmo mai pensato se non le avessimo vissute in prima persona durante la motion capture. Con **Phantom Blade Zero** in arrivo a fine mese, speriamo di scoprire un titolo che non solo renda omaggio alle arti marziali tradizionali cinesi, ma celebri anche l’incredibile lavoro che si cela dietro i poligoni, il rendering e l’engine, elementi che ci regalano emozioni uniche e che spesso rimangono sottovalutati.
