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Recensione Aggelos II, metroidvania indie in stile 16‑bit

Aggelos II incanta con una pixel art 16‑bit curata e una mappa ampia, ma la dualità luce‑oscurità risulta poco incisiva e i boss risultano prevedibili.

Il gioco delle uova: un elemento ricorrente nella recensione di Aggelos 2.

Con una pixel art curata nei minimi dettagli, Aggelos 2 offre un gameplay scattante che alterna luce e ombra, proprio come il suo protagonista, regalando un’esperienza metroidvania avvincente.

Il mondo dei videogiochi indie ha sviluppato, fin dall’inizio del decennio 2010, una vera e propria ossessione per i metroidvania e i roguelike. Non è solo una questione di quantità: ogni anno nascono numerosi titoli che omaggiano Samus Aran o cercano di reinventare il fascino di Nuclear Throne. Questi generi, infatti, richiedono una progettazione complessa e una cura maniacale dei dettagli.

Per i creatori di metroidvania, la sfida è duplice: realizzare mappe ampie ma accattivanti, garantire movimenti fluidi e abilità potenti senza rendere le minacce banali, e popolare gli ambienti con biomi riconoscibili, segreti e collezionabili che mantengano alta la tensione. Il risultato ideale è un equilibrio delicato tra meccaniche, sistemi e design.

Allora, perché l’industria è così affascinata da questo genere? Probabilmente perché molti sviluppatori sono cresciuti giocando a Super Metroid e Castlevania: Symphony of the Night, titoli che hanno lasciato un’impronta indelebile. Questa risposta, pur non essendo accademica, spiega rapidamente l’attrazione verso i metroidvania e apre la strada al nuovo capitolo della saga Aggelos.

Se ancora non è chiaro, Aggelos 2 è, senza dubbio, un metroidvania.

Il “II” (o “2”) nel titolo indica chiaramente che si tratta della seconda avventura. Già nei primi cinque minuti di gioco si susseguono introduzione, premessa, perdita dei poteri iniziali e l’avvio di una classica scalata di abilità tipica del genere. A questo va aggiunta la componente artistica: la grafica richiama l’epoca dei 16‑bit, con melodie accattivanti e scenari ampi che valorizzano sprite colorati e omaggi ai classici.

Essendo un metroidvania, Aggelos 2 deve offrire sia esplorazione che combattimento. La mappa è davvero imponente: grazie a portali che conducono nella “dimensione dell’oscurità”, l’area giocabile si raddoppia, aumentando biomi, nemici, collezionabili, potenziamenti e zone bloccate che si riaprono con nuove abilità. Questo meccanismo, noto come backtracking, è al centro dell’esperienza.

Per rendere il backtracking gratificante, il gioco introduce potenziamenti che, a prima vista, non sembrano influire sulle aree chiuse. È quindi fondamentale esplorare ogni angolo, perché anche se le probabilità sono basse, la possibilità di trovare un oggetto chiave in un luogo apparentemente insignificante è sempre presente.

Il protagonista possiede due facce opposte: una forma angelica e una demoniaca, luce e oscurità, yin e yang. La versione luminosa utilizza fiale curative e attacchi a lungo raggio, mentre la forma oscura è più veloce e potente, ma più fragile. Inoltre, è possibile assorbire proiettili e attacchi che corrispondono al colore della forma attiva, un concetto intrigante che però non viene sfruttato al massimo: la dualità non influisce significativamente sul danno inflitto, rendendo più semplice scegliere la forma più comoda per il giocatore.

Chi ha familiarità con il genere noterà che Aggelos 2 è parsimonioso nelle migliorie. Non è una questione di mancanza di spazi: la mappa è ricca di nicchie, ma molte di esse sono custodite da un elemento ricorrente – un uovo. Questi oggetti mistici sono sparsi ovunque e, sebbene siano numerosi, possono risultare frustranti quando si inseguono potenziamenti di movimento per poi trovare solo un semplice cibo. I potenziamenti offensivi e difensivi, invece, sono rari ma estremamente potenti, raddoppiando le capacità del personaggio con un solo colpo. Inoltre, il numero di balise/marcatori che è possibile piazzare è limitato a venti, condivisi con ostacoli e altri punti di interesse.

Come i boss finali, un esercito di angeli e mostri può apparire imponente grazie a attacchi vistosi e a una presenza scenografica, ma ben presto cede sotto i nostri colpi: le loro routine non offrono una sfida reale. Questa mancanza di profondità, unita a una serie di altri difetti, vela il potenziale di quello che avrebbe potuto diventare un metroidvania di alto livello.Aggelos II si distingue, però, per una grafica impeccabile e una mappa ampia e ben strutturata, oltre a delle abilità che rendono l’esplorazione e il combattimento davvero piacevoli. Tuttavia, il ritmo irregolare – sia nella conquista dei potenziamenti sia nello sblocco delle nuove aree – la prevedibilità degli scontri chiave e l’assenza di rischio nella gestione della dualità del personaggio, della mappa e dei nemici, impediscono alla sua veste angelica di brillare come dovrebbe.

Redazione GamingParkRedazione GamingPark
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