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Splatoon Raiders: recensione single‑player e multiplayer

Splatoon Raiders offre una campagna single‑player di sette livelli con puzzle e boss, e una modalità multiplayer cooperativa che rende il gioco sfidante.

Ogni giorno sorge il sole, calamaro.

Qualche settimana fa ho avuto l’opportunità di visitare gli uffici di Nintendo Spagna per provare Splatoon Raiders, la nuova puntata della serie di sparatutto online che propone una prospettiva davvero diversa. Questa è la prima recensione di Splatoon Raiders in lingua italiana e, fin da subito, emerge l’intento di offrire un vero gioco single‑player Splatoon. Per la prima volta, Raiders si presenta come un titolo completo pensato per il gioco in solitaria, con livelli da superare sfruttando le meccaniche tipiche della saga.

Se avete sperimentato le espansioni single‑player delle ultime uscite o avete trascorso ore nel Salmon Run, riconoscerete subito il concetto di base.Splatoon Raiders utilizza la versatilità e l’agilità dei sistemi di combattimento e movimento della serie per creare una campagna in cui il giocatore affronta nemici controllati dall’IA. Abbiamo testato circa sette livelli, sia in modalità solitaria che multiplayer, e le sensazioni sono state eccellenti. Il gioco promette un’esperienza accessibile ma molto impegnativa nelle fasi più avanzate e, soprattutto, altamente addictive, sia da soli che in compagnia.

Dopo un breve tutorial che reintroduce le meccaniche classiche – accumulare inchiostro a forma di calamaro per sparare le varie armi – si sbloccano gradualmente fasi con obiettivi specifici. Molte richiedono di raccogliere cristalli sparsi in punti strategici della mappa, affrontando ondate di nemici. Altre propongono sfide a tempo, simili al Salmon Run, dove occorre eliminare un numero sufficiente di salmonidi – i nemici principali – per raccogliere un certo numero di uova prima che scada il timer. Sono presenti anche boss finali e livelli più incentrati sui puzzle.

Nonostante le immagini possano far pensare il contrario,Splatoon Raiders non è un gioco a livelli procedurali: ogni fase è curata nei minimi dettagli, con percorsi multipli e un forte utilizzo della verticalità. Questo consente di affrontare le battaglie da diverse angolazioni. Per ora non abbiamo visto nuove armi, ma sono disponibili praticamente tutti i tipi presenti nel gioco base. Ogni livello richiederà approcci diversi a seconda delle virtù e dei limiti delle armi scelte: il rullo, il fucile da cecchino e gli altri strumenti necessitano di strategie specifiche.

Il passaggio da un livello all’altro è molto più dinamico rispetto alle versioni multiplayer. In tutte le fasi troviamo trampolini, aree di planata, zone d’acqua e numerosi platform che permettono di raggiungere le parti più alte. Rimangono inoltre elementi familiari, come i nastri trasportatori che fungono da scorciatoia. Un elemento particolare è un piccolo mech scoperto all’inizio dell’avventura, utile sia per estrarre tesori dalle vene di cristallo sia per effettuare un salto extra che consente di accedere alle zone più elevate. Il mech è pilotato da uno dei NPC che accompagnano la storia, e può scatenare abilità definitive quando il relativo indicatore si riempie.

Al termine di ogni livello si guadagnano punti esperienza e potenziamenti; durante l’esplorazione si trovano amuleti che conferiscono abilità speciali al personaggio, come un salto extra, riduzione dei danni da esplosioni o minore rallentamento su terreni non coperti dalla nostra vernice. Inoltre, si hanno due gadget – armi secondarie associate ai pulsanti L e R – utili per completare il fuoco dell’arma principale. Questi gadget sono fondamentali per spezzare i pattern di certi nemici o per dare priorità a un bersaglio nella marea di salmonidi; ho apprezzato particolarmente una sorta di scorrimento in avanti che funge da acceleratore, rendendo il personaggio più agile.

Gran parte dell’esperienza deriva dalla personalizzazione del personaggio, delle armi e delle abilità. Non sembra che il gioco sia esigente in questo aspetto come, ad esempio, un looter‑shooter tipo Destiny. Se non vogliamo passare il pomeriggio a confrontare numeri, possiamo assegnare automaticamente amuleti e modificatori. Tuttavia, la possibilità di creare build molto personalizzate è sorprendente: ho faticato a sconfiggere uno dei boss di una fase finale della demo, ma dopo aver rivisto armi e accessori, l’ho superato senza problemi.

La difficoltà è uno degli aspetti più promettenti di Splatoon Raiders. Il gioco è consapevole di rivolgersi a una massa di giocatori abituati a Splatoon nella sua modalità online, che hanno già affrontato partite intense nei Splatfests o nel ranked. Perciò, l’avvio è relativamente rilassato, ma presto il ritmo si intensifica. La difficoltà non è insormontabile, ma richiede attenzione e, soprattutto, la corretta priorità dei nemici, sia nelle missioni standard sia in quelle a tempo.

Man mano che avanziamo, incontreremo salmonidi con forme e pattern d’attacco diversi. Molti sono familiari a chi ha giocato al Salmon Run, ma alcuni sono versioni modificate di nemici dei titoli precedenti, mentre altri sono completamente nuovi. In ogni caso, ho apprezzato molto il design degli scontri: spesso i pattern dei nemici si sincronizzano, creando situazioni critiche che richiedono freddezza mentale e la priorità di eliminare i più pericolosi prima di occuparsi dei più deboli.

Il vero salto di difficoltà si registra nella modalità cooperativa.Splatoon Raiders offre un PvE giocabile online o in locale – anche su console diverse tramite LAN – che permette di unirsi a un massimo di tre amici per affrontare qualsiasi missione. In questa modalità i nemici hanno più vita: la differenza è minima contro i salmonidi più deboli, ma decisiva contro i più forti, i boss e i mini‑boss. Inoltre, le vite sono condivise, quindi troppe morti provocano il fallimento della missione.

Giocare in cooperativa è decisamente più divertente. Prima per la tensione aumentata, poi perché la comunicazione diventa fondamentale. Organizzare strategie, indicare chi copre quale zona della mappa, coordinare le configurazioni di armi e accessori per completarsi a vicenda… Con così tante opzioni di personalizzazione, il multiplayer appare estremamente interessante e, almeno nella prima impressione, il modo ottimale per vivere Splatoon Raiders.

Devo ammettere che sono una grande fan di Splatoon e i DLC single‑player finora non hanno deluso le mie aspettative. Tuttavia, l’idea di un’edizione interamente dedicata a questa modalità non mi ha subito entusiasmato, temendo potesse trattarsi di un semplice riutilizzo di contenuti già visti nei capitoli precedenti per accelerare l’attesa di Splatoon 4. Dopo alcune ore di gioco, però, la mia opinione è cambiata: il design è curato, la struttura offre una profondità e una varietà di scelte tali da renderlo molto più di un Salmon Run rivisitato. Al momento, concedo a Splatoon Raiders il via libera e conto i giorni che mancano al 23 luglio, data in cui potremo finalmente impugnarlo, proprio in vista della data di uscita di Splatoon 4 su Nintendo Switch.

Redazione GamingParkRedazione GamingPark
Redazione GamingParkhttp://www.gamingpark.it
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