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GTA 6: cosa può imparare da Zelda Breath of the Wild

Il trailer esteso di GTA 6 è stato, senza dubbio, il video più visto dell’anno e probabilmente il più discusso di tutta la generazione di videogiochi. In tredici anni, Rockstar Games ha affinato la formula tecnica e visiva dei suoi titoli, sfumando la linea tra realtà e “fantasia videoludica” fino a renderla quasi impercettibile.

Ciò che però continua a suscitare dubbi non è tanto la quantità di cose che potremo fare – la lista delle limitazioni sembra sempre più breve – ma la struttura stessa del gameplay. È davvero possibile vivere una libertà totale in un open‑world come GTA 6? La risposta è no, e un esempio di quasi otto anni fa dimostra che esiste un’alternativa più flessibile.

Rockstar crea da quasi un quarto di secolo mondi aperti, fisiche credibili e sceneggiature cinematografiche, ma le missioni rimangono su binari rigidi: il giocatore è costretto a seguire percorsi predefiniti per rispettare la narrazione.

Un titolo che ha mostrato una diversa concezione è The Legend of Zelda: Breath of the Wild, uscito nel 2017 per la Nintendo Switch.

Con la console ibrida appena lanciata e la Wii U ormai al tramonto, Nintendo ha presentato un capitolo che ha rivoluzionato il genere open‑world.

Fino a quel momento, nessun gioco di ruolo consentiva di affrontare direttamente il boss finale, eliminarlo e vedere subito il finale.Breath of the Wild ha spezzato questo schema: non esiste una catena lineare di missioni, ma un unico obiettivo principale e una mappa ricca di percorsi legittimi, offrendo una libertà di approccio senza precedenti.

La prova è ovunque su YouTube, TikTok, X e gli altri social: i giocatori mostrano come sia possibile raggiungere il castello di Hyrule da qualsiasi direzione, sfruttando le meccaniche di gioco in modi creativi.

Questa libertà è possibile perché la trama di Zelda è minimalista – un eroe, una principessa, un cattivo – e il mondo non è gravato da personaggi con agende complesse.GTA, al contrario, si basa su trame intricate, un ampio cast doppiato e una regia cinematografica in ogni missione.

Una narrazione “d’autore” è difficile da mantenere se il giocatore può risolvere un colpo in venti modi diversi; la sceneggiatura rischia di fratturarsi o, peggio, di dover essere riscritta più volte.

Un’eccessiva libertà di approccio potrebbe, paradossalmente, rendere meno avvincenti i giochi Rockstar.

Il nuovo GTA VI mostra già, seppur timidamente, una svolta più sistemica. Rockstar ha confermato che i protagonisti Jason e Lucía condividono denaro, nascondigli e livello di sospetto, e che il giocatore potrà alternare tra i due anche all’interno della stessa missione. Questo introduce una decisione tattica cruciale: chi fa cosa e da dove, offrendo più di un punto di vista su una singola azione.

Se Rockstar volesse davvero applicare la lezione di Fujibayashi, il cambiamento non riguarderebbe solo l’apertura della mappa – già perfezionata da GTA III– ma la progettazione di rapine e missioni a Leonida come veri puzzle con soluzioni multiple, anziché script a percorso unico. Un fallimento dovrebbe generare conseguenze narrative diverse, non semplicemente un riavvio.

In sintesi, la “libertà” nei videogiochi è un concetto più ampio di quanto suggerisca il suo significato etimologico, ma può diventare restrittivo se non gestita con cura. Troppa varietà di soluzioni rischia di indebolire l’impatto narrativo dei titoli Rockstar, mentre Breath of the Wild e Tears of the Kingdom hanno raggiunto lo status di capolavori grazie a strumenti che hanno reso i giocatori quasi “semi‑dei” nei loro mondi aperti.

Con GTA VI avremo sicuramente un duo dinamico in Leonida, ma la libertà sarà sempre limitata dalle esigenze di una narrazione che vuole imitare il nostro mondo reale, non un fantasy medievale.

Redazione GamingParkRedazione GamingPark
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