Recensione Until Dawn (PlayStation 4)

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Avete presente l’effetto farfalla? Ebbene è proprio su questa premessa che si basa Until Dawn, il nuovo gioco horror in esclusiva PlayStation 4.

Until Dawn

Horror adolescenziale, decisioni e un gruppo di giovani intrappolati una notte nella neve. Until Dawn ci porta su PlayStation 4 un’esperienza nuova e originale che non è certo l’invenzione della ruota, ma che dona una forma molto attraente al genere horror. Non è il primo gioco in cui il destino dei protagonisti è nelle nostre mani, ma non ce ne ricordiamo molti in cui sia stato così divertente punirli o salvarli.

I videogiochi avanzano in direzioni che fino a non molto tempo fa non ci saremmo nemmeno immaginati, e la presa di decisioni è una delle più rilevanti che vediamo negli ultimi tempi. Per studi come, per fare un esempio, Quantic Dream o Telltale Games rappresenta uno dei principali motori per le loro esperienze videoludiche, e nel caso di Supermassive Games pare che sarà proprio quella la strada scelta per il futuro, tenendo conto del loro inizio con lo sviluppo di giochi tripla A. Infatti questo studio aveva inizialmente progettato Until Dawn come esclusiva per PlayStation 3, ma poi, dopo essersi vista superata per dal tempo e dalle loro ambizioni ha fatto il salto su PlayStation 4, per non risparmiare niente in fatto di scelte di vita o morte.

Until Dawn

Until Dawn è un omaggio al cinema di serie B e ai fil horror per adolescenti comunemente definiti Slasher, ma è anche un videogioco che non si prende per nulla sul serio, cosa estremamente rinfrescante nel 2015. Ma soprattutto è un videogioco che, con le nostre scelte durante la storia, ci permette di dipingere un orizzonte che cambia enormemente tra due diverse partite, e non parliamone nemmeno se paragoniamo la nostra partita a quella dei nostri amici, totalmente diverse le une dalle altre. Ci sono anche scene d’azione, molti QuickTime Events e l’esplorazione di misteriosi ambienti che nascondono oggetti che danno un tocco mistico all’avventura, ma il meglio di questo Until Dawn è, di gran lunga, riuscire a farci sentire un Dio che decide senza discussioni il destino dei nostri giovani, attraenti, e perché no, parecchio stupidi protagonisti.

Fino all’Alba

Until Dawn comincia con una premessa molto semplice. Un gruppo di ragazzi e ragazze si godono un viaggio di qualche giorno in una capanna di lusso in messo alla neve, sul picco di una montagna che pare godere di un fenomenale attrattivo turistico ma che in realtà nasconde terribili segreti. La cosa si complica in poco tempo e due delle ragazze spariscono, dopo un anno il resto del gruppo si riunisce nello stesso luogo per omaggiare la memoria delle due ragazze in quelli che avrebbero dovuto essere due giorni piacevoli ma che finiscono nuovamente in tragedia. Fino a questo punto possiamo raccontare, perché la cosa migliore per avvicinarsi a questo gioco è arrivarci sapendo meno cose possibili. Si, certo, Supermassive Games ha reso pubbliche molte sezioni del gioco oltre a varie cinematiche, ma oltre al contesto iniziale, alcune situazioni al limite che vivranno i  nostri protagonisti e determinate scelte che dovremmo afforntare tra tutti, tutto il resto è inoffensivo. E, perché sarebbe così innocuo? Semplicemente perché la partita di un giocatore e quella di un altro non si somiglieranno praticamente in niente.

Until Dawn

In un videogioco concreto in cui ci viene detto che un personaggio piuttosto che un altro muore, può essere uno spoiler in grado di rovinarci l’intera esperienza di gioco, ma in Until Dawn non ha alcuna importanza. Un amico ti racconta che a lui è morto un personaggio? Non fa niente, nella tua partita potrebbe sopravvivere e potrebbero invece morire quelli che i tuoi conoscenti sono invece stati in grado di salvare. La cosa straordinaria di Until Dawn infatti, e ciò che lo rende un videogioco trascendentale e non effimero e usa e getta (come la maggior parte degli Slasher), è che sta a noi e solamente a noi decidere chi vive e chi muore durante la lunga notte che vivranno i protagonisti.

Until Dawn è costruito come una serie TV, vale a dire diviso in capitoli e persino coi classici video “nelle scorse puntate”, il videogioco modifica costantemente gli avvenimenti futuri. Dal primo minuto della modalità storia, che è l’unica modalità disponibile, ci ritroveremo a scegliere tra diversi percorsi. Talvolta scegliendo come sarà il carattere dei protagonisti in momenti apparentemente senza importanza, ma forgiando grazie al suo affascinante effetto farfalla cambiamenti che potremmo calibrare solo proseguendo l’avventura. In altre sezioni, per esempio, le scelte saranno molto più drastiche e consisteranno nell’aiutare (o no) qualcuno in una situazione limite che potrebbe persino finire con la sua morte e, allo stesso tempo, anche con la nostra. Preferiamo cercare di salvare quella persona e rischiare di morire entrambi? O al contrario, è meglio garantire la nostra sopravvivenza salvando la nostra pelle? La scelta è tua, ma il rimpianto non sarà la cosa peggiore che ti può accadere, perché se tradiamo qualcuno o, diciamo, non ci sforziamo di dargli una mano in un momento dato, costui se ne ricorderà e può darsi che ci renda il favore con gli interessi.

La cosa geniale in Until Dawn è che finiremmo con l’avere il totale controllo di tutte le situazioni che vivranno gli 8 protagonisti, in un susseguire della storia che passerà da un personaggio all’altro come in un film o in un telefilm, e che non ci permetterà mai di sapere chi sarà il seguente a essere in pericolo o di chi dovremmo prendere le redini. Il destino è crudele e il videogioco lo è anche di più, noi vi abbiamo avvertiti. Infatti i personaggi non risulteranno particolarmente simpatici, solo alcuni di loro, gli altri spesso risponderanno a cliché così ovvi e irritanti che sarà normale che desideriamo che più di uno venga brutalmente assassinato. Infatti, per via di quanto alcuni di loro siano stupidi, i primi minuti del gioco sono di gran lunga i peggiori. Ma con un po’ di pazienza possiamo superare questa presa di contatto coi protagonisti e non fare troppo caso ai loro costanti scherzi infantili e i demenziali dialoghi. Il gioco non ha infatti il piglio un po’ birichino e a tratti autoironico di alcuni film come Scream o La casa nel bosco, e ciò nonostante nel suo insieme lavora eccezionalmente bene: Principalmente perché le situazioni non appena superato quel lungo prologo sono così tese e la punizione per il fallimento così severa e il gioco così poco rispettoso nello stabilire chi è protagonista e chi carne da macello che è impossibile non rimanerne incollati.

D’altra parte, tra un capitolo e l’altro appare una misteriosa figura che ci farà una serie di domande. Queste possono essere relazionate con la simpatia o antipatia che sentiamo verso i diversi protagonisti o, per menzionare un altro esempio, quali sono le nostre paure. Il problema, e il motivo per cui non siamo molto d’accordo con la presenza di questo psicanalista, è che in alcuni momenti il gioco voglia essere così sicuro di riuscire a trovare il tasto giusto con le nostre paure, il che produce proprio l’effetto contrario. Ci farà domande proponendo due diverse alternative, se ci dà più fastidio un coltello o una pistole, morire annegati o cadere da una grande altezza o i pagliacci o gli spaventapasseri… Il problema è che dopo che abbiamo fatto quelle scelte vengono trasposte in un modo così diretto nel gioco che risultano persino grossolane, distruggendo ogni tipo di sorpresa. Non succede in ogni momento, ovviamente, ma il fattore shock sparisce completamente.

Until Dawn

La figura, interpretata e doppiata (nella versione originale) dall’attore Peter Stormare (un abituale dei fratelli Coen in film come Fargo o The Big Lebowski) perde un po’ d’interesse man mano che Until Dawn avanza e scopriamo più cose, per non dire che la sua interpretazione appare un po’ esagerata, cosa che contrasta con il lavoro più sobrio e corretto portato a termine da Hayden Panettiere e il resto di attraenti e giovani protagonisti. Tutti loro, ciò nonostante, appaiono doppiati in un modo un po’ grossolano nella nostra lingua, cosa a cui Sony non ci ha mai abituato e di cui pecca forse per la prima volta. Ma i puristi preferiranno goderne nella versione originale. Nel complesso un gioco creato molto seriamente, molto curato e che è formidabilmente rifinito con le cinematiche e dialoghi che consolidano enormi valori di produzione. Until Dawn è un B movie, si, ma la sua componente sempliciotta e irreale è voluta, e se lo teniamo in conto e ci tuffiamo nella sua proposta, risulta molto godibile nel complesso.

Effetto Farfalla

Nel trascorrere delle 8/10 ore che ci metteremo a portare a termine la storia del videogioco faremo svariate cose, ma non abbastanza da convincere quelli che hanno trovato noiosi giochi come i The Walking Dead di Telltale Games o i videogiochi di Quantic Dream. Videogiochi senz’altro più interessati a raccontarci storie e permetterci di prendervi parte che nell’offrire forme giocabili particolarmente ricche di possibilità d’interazione. Difatti, come abbiamo già chiarito prima, il filo narrativo del videogioco di Supermassive Games è un po’ esiguo e in alcuni punti è persino un po’ scarno, quindi ciò che mantiene vivo il gioco è la nostra capacità di decidere e intervenire su ciò che ci viene raccontato. Per farlo il videogioco utilizza varie formule molto diverse tra loro che si costruiscono all’inizio sui nostri interventi nei dialoghi, e poi si centra sempre più sulle scelte di percorso e direttamente in scene di pura azione.

Quando la nostra scelta ruota solamente tra il scegliere un’opzione o un’altra la formula è semplice. Generalmente si contrappongono due alternative ai due lati dello schermo (per esempio scegliere la strada tortuosa e veloce o quella sicura e lenta, o scegliere se salvare un personaggio piuttosto che un altro) e qualche volta per aggiungere un po’ di suspense aggiunge un conto alla rovescia. In altre occasioni ciò che succederà in Until Dawn, dipenderà solamente dalla nostra abilità, lì entrano in scena i QuickTime Events o meccanismi simili che si portano avanti come ci sarebbe da aspettarselo e senza molte complicazioni oltre al richiedere un tempo di risposta più veloce rispetto ad altre offerte di questo profilo. Tutte queste parti sono unite tra loro da passeggiate dei diversi personaggi attraverso ambienti interminabili, molte volte composti da corridoi che uniscono una zona con l’altra e che guadagnano interesse solo quando visitiamo le parti più oscure della storia.

Until Dawn

Ciò che invece è continuamente interessante è ciò che possiamo trovare. Ci sono molti oggetti che scopriremo durante le nostre passeggiate che non ci diranno niente, ma ci sono altrettanti che ci forniranno preziosi indizi sul contesto dell’avventura e i segreti che occulta il sinistro luogo. Inoltre esistono anche i mitici totem che rivelano elementi del futuro e che servono come campanello d’allarme o come triste rivelazione del destino in base a se saremo o no in grado di riscrivere ciò che succederà o no grazie agli indizi raccolti. Ci sono, infatti, molte impronte visive con forma di farfalla, che ci avvertono quando prendiamo una decisione che altererà gli avvenimenti futuri con molte statistiche nel menu che ci permettono di sapere come siamo posizionati con uno o l’altro personaggio, per fare un esempio. È molto attrattivo il fatto che per quanto sempliciotti e a volte stupidi e irritanti siano i diversi protagonisti, ci sia tra loro una ragnatela così intricata e realista di reazioni emotive per le nostre decisioni.

Durante tutti i nostri spostamenti per scoprire tutte queste cose, gli spostamenti della telecamera non sono sempre ci aiutano a capire dove siamo, a mantenere il controllo sui nostri movimenti o a scoprire lo scenario dal punto in cui vorremmo perché rispondono a camere controllate dall’IA, ma qualche volta è il prezzo da pagare per determinate proposte in cui si cerca un certo effetto nella messa in scena. Infatti è, precisamente, durante l’esplorazione degli scenari dove il comparto visivo di Until Dawn da il meglio. Il videogioco si mette a servizio del ritratto di scenari sinistri che rappresentano gli ultimi posti in cui vorremmo perderci, e lo fa in modo superbo. È vero che in alcune occasioni particolari imbruttiscono l’insieme e ci ricordano che lo sviluppo del gioco è iniziato su PlayStation 3, ma se consideriamo il tutto nel proprio insieme e non come una semplice somma di parti, il risultato è fantastico. D’altra parte i modelli dei personaggi denotano una certa maestria con un carico poligonale, qualità di texture, varietà e rifinitura delle animazioni semplicemente formidabile. La cosa migliore è che, anche in questo senso, questa parte tecnologica di Until Dawn si mette a servizio del videogioco, componendo così primi piani credibili e molto espressivi  che contrastano con quanto irreale è il resto della storia.

Until Dawn

Più dinamiche giocabili? Puntualmente affronteremo qualche sezione di spari che si risolvono in modo molto semplice e non particolarmente brillante. Si nota chiaramente che l’intenzione degli sviluppatori era quella di buttarsi completamente sul lato narrativo, quindi sembrano risolte con la semplice intenzione di finire i compiti. Il gioco comunque ci presenta due modi in cui è possibile portarlo avanti, quella più  standard, per modo di dire, in cui usiamo i due stick e i tasti. E l’altra molto meno tradizionale che include qualche dettaglio col sensore di movimento come il muoverlo per risolvere alcuni tra i semplici puzzle che troviamo o per prendere decisioni, ma anche quello per mantenerli senza muoversi nemmeno un pelo in situazioni di massima tensione come quando siamo minacciati. La cosa buona delle due opzioni è che sono lì per usarle solo se lo desideriamo, possiamo attivarle o meno dal menu di Until Dawn.

Conclusione

L’omaggio dei videogiochi al genere slasher e al terrore è già qui, Until Dawn, con i suoi lati negativi e positivi, ma molto più appassionante di quanto credevano in molti. Punisce, premia, uccidi o aiuta a sopravvivere il gruppo dei protagonisti in partite che cambiano enormemente tra una e l’altra. Perché dire che Until Dawn fa paura sarebbe mentire, ma sostituisce il terrore con l’ansia nel vedere che siamo costantemente al limite e che il destino dei nostri protagonisti è letteralmente nelle nostre mani. E non è una scemenza.

Until Dawn

64,80 €
Until Dawn
8

Grafica

8.0 /10

Dopiaggio

7.0 /10

Gameplay

8.0 /10

Innovazione

9.0 /10

Pro

  • La presa di decisioni e le brutali conseguenze. Una vera esperienza.
  • I valori audiovisivi del gioco sono a livelli straordinari.
  • Altamente rigiocabile, ogni partita può essere molto diversa dalla precedente.

Contro

  • Alcune dinamiche giocabili non apportano molto.
  • La storia ci mette un bel po’ a ingranare, e bisogna prenderla poso sul serio per godersela.
  • Il doppiaggio italiano lascia a desiderare.

2 Commenti

  1. Ammiro i giochi che si vivono anche solo nei gesti “formidabili”, appunto, e aggiungo “controllabili”, dei protagonisti.. (poi cmq ogni esclusiva, a differenza della multipiattaforma, mostra almeno una peculiarità della console, per cui..) recensione giustissima!

    • Grazie del tuo commento. Siamo contenti che hai apprezzato e sappi che sono le persone come te, interessate al nostro lavoro, che ci aiutano a portare avanti questo progetto :).

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