mercoledì, Dicembre 10, 2025
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Dietro i nostri cattivi preferiti c’è un design del personaggio che intenerisce i nostri cuori

Nei mondi luminosi e colorati di Nintendo, dove la musica sembra sempre suonare allegramente e gli eroi hanno sempre il sorriso sulle labbra, ci sono figure che, contro ogni previsione, si sono guadagnate un posto nel nostro cuore tanto speciale quanto i protagonisti stessi: i cattivi. Non mi riferisco affatto a mostri anonimi o a scagnozzi del tutto dispensabili, ma a cattivi con nomi, caratteri e una presenza così importante che a volte sembrano rubare la scena ai nostri eroi. Tra tutti, due spiccano su tutti: Bowser, il Re dei Koopa, e Ganondorf, il Signore del Male. Diversi per personalità, stile e ambizioni, entrambi sono presenti sui nostri schermi da decenni e, nonostante siano gli eterni rivali di Mario e Link, c’è qualcosa in loro che suscita simpatia, rispetto… e persino affetto, non prendiamoci in giro. Il mostro più simpatico del Regno dei Funghi Bowser ha debuttato nel 1985 in Super Mario Bros. come una gigantesca tartaruga drago la cui missione era quella di rapire la Principessa Peach più e più volte. Con la sua pelle squamosa, il guscio appuntito e l’inconfondibile smorfia arrabbiata, era semplicemente destinato a essere la grande minaccia finale. Ma, con il passare del tempo, è successa una cosa strana: Bowser non era più semplicemente “el malo” e iniziò ad avere carisma e a brillare da solo. Parte della colpa è da attribuire alle animazioni e alle sceneggiature che Nintendo ha perfezionato nel corso degli anni. In giochi come Paper Mario e Mario & Luigi: Superstar Saga, Bowser viene presentato come goffo, orgoglioso e con un umorismo involontario che lo rende un po’ più umano e comprensibile. Certo, vuole conquistare il Regno dei Funghi, ma lo fa in un modo che trovo quasi accattivante, come un vicino di casa brontolone che insiste nel giocare a fare il dittatore della comunità. Inoltre, Bowser è uno dei pochi cattivi dei videogiochi che non sembra odiare veramente il suo nemico. In molti giochi lo vediamo stringere alleanze temporanee con Mario quando la situazione lo richiede, come in Super Mario RPG o Super Paper Mario. Questa dualità – la capacità di essere sia nemico che alleato a seconda delle necessità – ha portato i giocatori a percepirlo come una vecchia conoscenza piuttosto che come una vera e propria minaccia. Il Re di Gerudo e l’eleganza del male Se Bowser è il cattivo che immaginate prendere un caffè con voi per pianificare il suo prossimo rapimento – che, ovviamente, sarà un fallimento – Ganondorf è l’opposto: un antagonista maestoso e calcolatore che trasmette un pericolo reale. Fin dalla sua prima apparizione come umano dietro la bestia Ganon in The Legend of Zelda: Ocarina of Time (1998), si è imposto come uno dei nemici più memorabili di Nintendo, e naturalmente lo è ancora oggi. Ganondorf non rapisce principesse per capriccio; la sua motivazione è spesso legata al potere assoluto, al controllo della Triforza e a una visione quasi politica del dominio – niente a che vedere con il povero Bowser, insomma. A differenza di Bowser, la sua presenza incute rispetto; ci fa venire i brividi: parla poco, si muove con calma e sembra sempre un passo avanti a Link.Anche il suo design contribuisce al suo magnetismo, naturalmente. Vestito con l’armatura, il mantello e i gioielli, Ganondorf trasmette l’immagine di un vero guerriero. Il suo retaggio di leader della tribù Gerudo gli conferisce un background che lo allontana dal cliché del cattivo vuoto, in quanto è l’unico uomo in una società di donne, un prescelto dalla profezia e, agli occhi del suo popolo, un sovrano pienamente legittimo. In The Wind Waker (2002), Nintendo gli ha dato persino una sfumatura leggermente tragica, rivelando che il suo desiderio di conquistare Hyrule era legato all’invidia per le sue terre, molto più fertili di quelle dell’inospitale deserto di Gerudo. Questo strato di umanità ha fatto sì che molti giocatori, per la prima volta, provassero un po’ di empatia per lui. E quelli che non la provavano continuavano a vederlo come il cattivo che tutti volevano sconfiggere, aggiungendo così uno strato di “pique” che ci fa affezionare a lui. Il fascino dell’antagonista “recurrente” Sia Bowser che Ganondorf condividono un elemento fondamentale: la ricorrenza, cioè il fatto di apparire più e più volte in diversi episodi. Nella narrazione dei videogiochi, un cattivo unico può essere scioccante, ma uno che ritorna, si evolve e si reinventa diventa parte dell’identità della serie. Ogni nuovo capitolo ci offre la possibilità di riscoprirli. Bowser può passare da gigante ruggente in Super Mario Galaxy a concorrente di gare di kart, mentre Ganondorf può riapparire come stregone, spadaccino o bestia demoniaca. Questa flessibilità li mantiene freschi senza interrompere la familiarità che proviamo nei loro confronti.È un fenomeno simile a quello dei grandi cattivi dei fumetti. Il pubblico sa che Batman e Joker si affronteranno ancora, o che Sherlock Holmes avrà sempre un Moriarty. Alla Nintendo, questa aspettativa funziona come un rituale, perché il nostro eroe non sarebbe completo senza la sua nemesi. Umorismo, teatralità e un tocco di umanità Nintendo ha la capacità unica di dare ai suoi cattivi sfumature che impediscono loro di essere odiosi. Bowser, con la sua goffaggine e i suoi piani assurdi, genera tante risate quante tensioni. Ganondorf, con la sua solennità e la sua parlantina, sembra godere del suo ruolo quasi come se fosse un attore di teatro classico, super-serio e impegnato nella sua causa.Questa teatralità si collega a qualcosa di molto umano, e cioè che siamo sempre attratti da personaggi che, pur essendo antagonisti, mostrano emozioni riconoscibili. Bowser è frustrato, arrabbiato e festeggia le sue vittorie. Ganondorf prova orgoglio, disprezzo e, in alcune (rare) occasioni, tristezza. Nella narrativa, i principali antagonisti funzionano solitamente come un riflesso distorto del protagonista. Bowser, ad esempio, rappresenta una versione esagerata dell’istinto di conquista che Mario non riesce mai ad avere; e Ganondorf è ciò che Link potrebbe essere se cercasse il potere anziché l’equilibrio. Questo contrasto serve a esaltare entrambe le parti. Non negheremo che Mario sembra più eroico quando affronta l’imponente Bowser e che Link brilla di più quando si misura con l’astuzia e la forza di Ganondorf. Semplicemente, senza i loro cattivi, gli eroi perderebbero gran parte della loro ragion d’essere. Da nemici a icone culturali Il tempo ha trasformato Bowser e Ganondorf in qualcosa di più di semplici personaggi dei videogiochi: potremmo dire che sono già icone culturali. Bowser è protagonista di meme, canzoni e fanart che lo ritraggono in una varietà di vesti, da padre premuroso a boss scapestrato. Ganondorf, invece, è fonte di fanfiction, reinterpretazioni artistiche e dibattiti sul suo ruolo nella storia di Hyrule.Anche Nintendo ha sfruttato questa popolarità. In Super Smash Bros. i due vengono presentati non come semplici “jefes finales”ma come combattenti selezionabili, permettendo ai giocatori di provare il senso di “ser el malo” pur rimanendo all’interno dell’universo ufficiale.Forse la chiave dell’apprezzamento di Bowser e Ganondorf è che, sebbene le loro azioni siano un po’ – o molto – riprovevoli, non oltrepassano mai il limite della cattiveria realistica o veramente cattiva. La loro malvagità è teatrale e il loro ritorno è assicurato. Nintendo è riuscita a creare dei cattivi che non vogliamo distruggere per sempre, ma che vogliamo incontrare di nuovo nella prossima avventura. Sono pezzi essenziali di un ciclo narrativo che, generazione dopo generazione, continua a funzionare: eroe, cattivo, scontro… e un sorriso finale quando sentiamo la musica della vittoria e stiamo già pensando alla prossima vendetta. Perché in fondo lo sappiamo: il Regno dei Funghi senza Bowser e Hyrule senza Ganondorf sarebbero luoghi più sicuri, sì… ma anche molto più noiosi.In 3DGames | Si dice che quasi ogni nuovo Zelda sia “es el juego más oscuro de la saga”perché? In 3DJuegos | Come Zelda ha salvato Nintendo da un anno grigio con un’avventura che ha cambiato tutto

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