giovedì, Dicembre 11, 2025
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Un lettore mi ha detto che se considero Resident Evil un gioco horror, è perché non ho provato questo…

Non molto tempo fa, dopo aver pubblicato un articolo che metteva a confronto Resident Evil e Silent Hill, un lettore ha lasciato un commento che mi è rimasto in mente, che recitava più o meno così: “Si piensas que Resident Evil es un juego de terror, es porque nunca has jugado a Forbidden Siren”. Un’affermazione così schietta non poteva essere ignorata. E no, non ho giocato a Forbbiden Siren… ma ho fatto qualche ricerca, perché ovviamente la domanda che mi è rimasta in testa per giorni e giorni è stata se questa fosse solo l’opinione di un fan sfegatato o se ci fosse del vero. Così, questa affermazione è diventata un invito a tuffarsi in una delle saghe più criptiche e psicologicamente inquietanti del genere: Forbidden Siren. Attraverso questa rubrica, esploreremo ciò che rende l’orrore di Siren così unico e come si pone nei confronti degli altri due titani dell’horror. I tre pilastri della paura: una rapida introduzione Per contestualizzare l’impatto di Forbidden Siren, non sarebbe male ricordare brevemente le identità dei suoi concorrenti: Resident Evil: il pioniere del survival horror moderno. Il suo terrore è basato sulla tensione, sulla gestione delle risorse e sul “gore biológico”. La sua evoluzione è passata dall’horror statico all’horror d’azione, con uscite come RE4 che segnano un punto di confine tra paura e adrenalina. Silent Hill: più introspettivo, psicologico e simbolico. La paura qui è più esistenziale: il mostro non è solo fuori, ma dentro il personaggio. L’ambiente – quella nebbia inquietante, quei suoni distorti, l’abbandono – costruisce un terrore atmosferico ed emotivo che ci fa rabbrividire sulla sedia. Forbidden Siren (Sirena in Giappone): si tratta di un’opera profondamente giapponese, influenzata dal folklore, dall’occulto e dalla paura dell’inspiegabile. Qui il terrore non viene affrontato, ma si cerca di evitarlo. E la cosa peggiore non sono i mostri, ma la costante sensazione di essere intrappolati in un mondo incomprensibile. La verità, va detto, è che i giapponesi sono gli dei del terrore. Uscito nel 2004 per PlayStation 2, Forbidden Siren è stato sviluppato da Project Siren e curiosamente diretto da Keiichiro Toyama, lo stesso creatore del primo Silent Hill. A differenza dell’horror urbano e psichico di Silent Hill, Toyama voleva esplorare una paura più radicata nella tradizione giapponese: quella del villaggio isolato, dei rituali proibiti e della trasformazione dell’essere umano in qualcosa di alieno e mostruoso. La storia si svolge ad Hanuda, un villaggio rurale fittizio scomparso dopo un terremoto. I suoi abitanti, trasformati in shibito – una sorta di non-morti coscienti – vivono intrappolati in un eterno ciclo di rituali sanguinosi e resurrezioni fallite. L’estetica si rifà direttamente al J-horror dell’epoca (come Ringu, Ju-On, Uzumaki), in cui la minaccia non è completamente spiegata, ma, per così dire, suggerita. Vedere attraverso gli occhi del mostro La meccanica più innovativa e inquietante di Forbidden Siren è il sightjacking, ovvero l’abilità del giocatore di “sintonizar” con la visione dei nemici. Piuttosto che darci un vantaggio, come potrebbe sembrare, questa caratteristica crea un’ansia estrema: dobbiamo spiare gli shibito per vedere dove si muovono, ma così facendo vediamo il mondo attraverso il loro sguardo disumano, e a volte vediamo anche noi stessi essere pedinati… e questo è molto inquietante.Questo sistema rafforza la sensazione di impotenza, poiché non si può combattere (almeno non in modo efficace) e l’unica difesa è nascondersi, anticipare e avanzare nel buio. Non ci sono proiettili o kit di pronto soccorso. Solo tempo, paura e vigilanza. Rispetto a Resident Evil, dove il giocatore ha sempre un certo controllo e potere di reazione, e a Silent Hill, dove il combattimento è goffo ma comunque possibile, Forbidden Siren impone una dinamica totalmente radicale, dove il terrore deriva dalla costante vigilanza, dalla consapevolezza di non essere il cacciatore, ma la preda. Un altro elemento distintivo è la struttura narrativa. Siren non segue un filo conduttore lineare, ma è suddiviso in giorni, ore e personaggi, come se il giocatore stesse ricostruendo una storia interrotta. Spesso si rivive la stessa scena da prospettive diverse, il che crea uno snervante senso di déjà vu.Questo design narrativo, ovviamente, non è casuale. Rafforza l’idea di essere intrappolati in un loop senza via d’uscita, dove le azioni non hanno mai un effetto duraturo. A differenza di Resident Evil, dove ogni progressione apre nuove aree, o di Silent Hill, dove i progressi rivelano verità sul protagonista, in Siren la conoscenza porta solo a una confusione sempre maggiore e il giocatore è semplicemente un testimone impotente di una tragedia già avvenuta. Design sonoro e visivo: dal realismo al delirio Il terrore di Forbidden Siren non sta solo in ciò che si vede, ma anche in come lo si vede e lo si sente. I modelli dei personaggi sono stati creati a partire da scansioni facciali reali, il che conferisce un aspetto inquietantemente umano (sapete, la teoria del “uncanny valley”). Il sound design è fatto per destabilizzarci ancora di più. Sirene lontane, canti rituali, mormorii, risate di bambini che non sappiamo da dove provengano… Tutto si fonde per creare un’atmosfera di delirio e isolamento totale. A differenza dell’horror cinematografico di Resident Evil, con i suoi archi tesi e i suoi momenti sorprendenti, o del suono ambientale di Silent Hill, il suono di Siren è come se ascoltasse una radio rotta di un mondo caduto in totale rovina. Il suono di Siren è come l’ascolto di una radio rotta di un mondo caduto in totale rovina.Nonostante la sua innovazione – e il fatto di essere veramente spaventoso, non prendiamoci in giro – Forbidden Siren non ha mai raggiunto il successo commerciale di Resident Evil o lo status di cult di Silent Hill. La difficoltà elevata, la narrazione (un po’ criptica) e lo stile decisamente giapponese ne hanno limitato l’accessibilità. Tuttavia, la critica lo ha riconosciuto come una proposta unica e oggi è venerato dagli appassionati di horror come il lettore che ho citato all’inizio.In breve, Resident Evil vi fa saltare dalla sedia di tanto in tanto, Silent Hill vi fa riflettere sulle vostre paure e Forbidden Siren, invece, vi paralizza. Non si tratta di spaventi, non si tratta di mostri giganti con molte teste, non si tratta di scene cruente. Si tratta di sguardi morti, di rituali senza senso e della certezza di non poter sconfiggere qualsiasi cosa si stia affrontando. Forse quel lettore aveva ragione. Forse, in termini di puro orrore, Forbidden Siren è più inquietante dei suoi contemporanei. Non perché urli più forte, ma perché sussurra cose che non capiamo e non possiamo capire. E quando un gioco vi costringe a vedere il mondo attraverso gli occhi del mostro, la domanda non è più se riuscirete a sopravvivere, ma se riuscirete a dormire di nuovo tranquilli.In 3DGames | Remake o remake? Quello che Capcom non vuole che vi chiediate su Resident Evil In 3DGames | Il gioco che entrerà nella storia di Resident Evil è “un sueño para los fans”e il suo gameplay rende chiaro che non piacerà a tutti

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