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Atomic Heart rilancia il retrofuturismo sovietico nel mondo

Per oltre trent’anni, il retrofuturismo sovietico è rimasto un’estetica affascinante ma senza un vero riconoscimento nel panorama culturale globale. Dalle avanguardie costruttiviste degli anni ’20 alla grandiosità monumentale dello stalinismo, passando per l’ottimismo tecnoscientifico dell’era Sputnik, questa iconografia esisteva già da tempo. Eppure, nessuno era riuscito a trasformarla in un fenomeno culturale di portata mondiale… fino all’arrivo di Atomic Heart, il videogioco sviluppato da Mundfish che, in poche settimane, ha superato i 5 milioni di copie vendute e ha debuttato direttamente su Xbox Game Pass al lancio.

Nonostante il contesto geopolitico segnato dalla guerra in Ucraina, questo titolo russo è riuscito a conquistare il pubblico internazionale, attirando anche l’attenzione del mondo accademico.

Il dibattito su Atomic Heart non si limita però alle implicazioni politiche legate alla sua produzione e ambientazione. Il retrofuturismo sovietico che permea il gioco non è una semplice scenografia, ma una vera e propria operazione culturale con effetti tangibili sulla percezione dell’ex Unione Sovietica al di fuori dei confini russi. Le ricerche condotte finora vanno ben oltre l’analisi estetica: almeno tre studi universitari hanno esaminato il fenomeno, giungendo a conclusioni sorprendentemente convergenti.

Uno dei contributi più rilevanti arriva da Vladimir Syusyukin, dell’Università Statale di Saratov, che nel suo studio identifica nel design del gioco quelli che definisce “mitologemi”: strutture narrative di tipo mitico che agiscono a livello inconscio, influenzando profondamente l’esperienza di gioco. Tra queste, spiccano il “dio-costruttore” e l’intelligenza collettiva, due archetipi tipicamente sovietici abilmente reinterpretati in chiave fantascientifica.

Un altro punto di vista interessante emerge dallo studio di Grigory Illarionov, dell’Università Federale della Siberia, che ha quantificato l’impatto culturale del titolo. Secondo la sua analisi,Atomic Heart ha rafforzato nell’immaginario collettivo internazionale i marchi “sovietico” ed “slavo” più di quanto abbiano fatto decenni di diplomazia culturale.

Una conseguenza del tutto inaspettata e non pianificata dagli sviluppatori.

Tuttavia, nessuno di questi studi si è soffermato sulla prospettiva del giocatore. È qui che entra in gioco Elizaveta Koniakhina, la cui tesi di master presso l’Università di Lund ha indagato come i giocatori provenienti dai paesi post-sovietici vivano Atomic Heart in modo radicalmente diverso. Quelli che per un occidentale possono apparire come simboli esotici o semplicemente affascinanti, per un ucraino, un bielorusso o un kazako possono evocare ricordi personali molto specifici – e non sempre piacevoli.

Secondo Koniakhina, la nostalgia sovietica non è affatto un fenomeno uniforme: può essere calda, critica o persino dolorosa, a seconda della propria esperienza storica. La domanda che questi tre studi lasciano aperta non riguarda tanto se Atomic Heart sia propaganda, quanto qualcosa di ben più scomodo:cosa rivela di noi il fatto che abbiamo avuto bisogno di un videogioco per riscoprire l’affascinante complessità della cultura sovietica?

Redazione GamingParkRedazione GamingPark
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