La Gen Z teme di diventare meno intelligente: il 46% dei giovani dipende troppo dall’IA
L’intelligenza artificiale è ormai una presenza stabile nel mondo del lavoro, e con essa arrivano sia vantaggi che preoccupazioni. Da un lato, l’IA sta aumentando la produttività, consentendo ai lavoratori di risparmiare circa due ore al giorno. Dall’altro, secondo un recente sondaggio globale, sta anche indebolendo le nostre capacità.
Il 50% degli impiegati ammette di fare un uso eccessivo dell’IA, ma la situazione è ancora più critica tra i giovani della Generazione Z: il 46% di loro ritiene che il ricorso costante a questi strumenti stia compromettendo le proprie competenze. Un dato che sale al 39% se consideriamo tutti i lavoratori, indipendentemente dall’età.
La pressione per adottare l’IA è forte: il 60% dei dipendenti si sente obbligato a utilizzarla, anche quando non è strettamente necessario. Un anno fa, in un’indagine su 2.500 lavoratori, il 54% ammetteva di averne fatto un uso spropositato.
Oggi, la percentuale è salita al 70%, soprattutto in compiti complessi dove la riservatezza o il rischio potrebbero essere un deterrente.
Le conseguenze non sono trascurabili: il 43% degli intervistati ha ammesso che i propri lavori, realizzati con l’aiuto dell’IA, contenevano errori. Il 77% dedica più tempo a controllare l’operato dell’IA che a revisionare quello umano, eppure l’84% dei lavoratori è convinto che la propria azienda potrebbe sfruttare meglio questa tecnologia. Una convinzione che, però, non è condivisa dai capi: solo il 44% di loro la pensa allo stesso modo.
Il problema sollevato dalla Gen Z riguarda tutti:non esercitare le proprie competenze non significa dimenticarle, ma le rende meno pronte e meno efficienti quando ne avremo davvero bisogno. Se l’obiettivo è la produttività, forse è il momento di riflettere anche su questo aspetto.

