Mouse P.I.
Analisi di Mouse P.I. For Hire: un’avventura investigativa tra noir e sparatutto boomer
Un altro caso risolto dal topo più astuto del panorama videoludico.
Mouse P.I. For Hire è un titolo che fonde con maestria lo stile artistico impeccabile e una giocabilità votata al puro intrattenimento, mescolando il meglio del genere noir con gli sparatutto in prima persona.
Non nascondo affatto la mia passione per il genere noir, soprattutto per il neo-noir. Se poi approfondiamo ulteriormente, arriviamo ai fumetti di Ed Brubaker e Sean Phillips, uno dei tandem creativi più prolifici e di successo di sempre. I loro personaggi, intrisi di conflitti interiori, passati turbolenti e presenti inquietanti, spesso si muovono in contesti urbani crudeli, spietati e profondamente diseguali, tessendo trame ricche di crimine, ingiustizia e violenza. Anche i maestri hanno avuto i loro riferimenti: nonostante serie come Criminal o Sleeper siano considerate classici senza discussioni, Brubaker & Phillips hanno dedicato numerose pagine a sviscerare l’influenza dei grandi classici sul loro lavoro, riconoscendo al contempo i cliché più sfruttati del genere: il detective privato dal fisico ruvido ma dal cuore d’oro, la femme fatale bisognosa del suo aiuto, il caso misterioso che coinvolge le alte sfere della città… risorse tanto sfruttate quanto efficaci per raccontare una storia. Tanto che, anche quando vengono applicati a contesti poco inclini a una narrazione noir, funzionano a meraviglia.
Ed è proprio il caso di Mouse P.I. For Hire.
Aggiungiamo poi che si tratta, nientemeno, di uno sparatutto boomer in piena regola. Jack Pepper, il nostro rude eroe, non ha bisogno di mirare con precisione né il suo inventario si limita a due misere armi. È un topo classico, di quelli vecchi stampo, con cicatrici che testimoniano gli anni passati a spazzare trincee nella Grande Guerra e una gamba rigida che certifica il suo passato da ex-pattugliere della Grande Città. Ora, però, è un detective privato e, quando serve, il suo fiuto è capace di seguire qualsiasi traccia, raccogliere prove nel suo ufficio o muoversi senza essere visto nei tunnel più stretti. Un vero e proprio stilista del crimine.
Così raffinato – anzi, fantastico – è anche l’aspetto artistico di Mouse P.I. For Hire. Difficile non notare come il suo design cartoon, che omaggia i cartoni animati della prima metà del Novecento, sia tra i primi elementi che attirano l’attenzione, così come non si possono non cogliere i parallelismi con le tecniche di animazione di un titolo visivamente potente come Cuphead. Tuttavia, a differenza di quest’ultimo,Mouse P.I. For Hire esprime la sua forza giocabile in 3D, integrando i suoi roditori animati in ambienti poligonali. Fortunatamente, lo fa alla perfezione, accompagnato da una colonna sonora vibrante che offre il contraltare perfetto a una direzione artistica che mantiene l’intero titolo in un sobrio e coinvolgente bianco e nero.
Una solidità che si riflette anche nei combattimenti, ma che viene alleggerita – e di molto – dal senso dell’umorismo dissacrante che permea tutto il gioco. Nonostante non manchino – e non poche – venature di critica sociale tipiche del genere,Mouse P.I. For Hire sfrutta ogni aspetto della sua opera per inserire battute, gag e riferimenti di ogni tipo. Dal slapstick dei vecchi cartoni animati – tirando pianoforti e incudini in testa ai nemici come il Coyote – ai dialoghi ricchi di autoconsapevolezza – se Jack non sa di essere un personaggio di videogioco, poco ci manca – fino a riferimenti ai giochi più disparati.
Certo, sarebbe inutile una collezione di battute se il comparto giocabile non fosse all’altezza. Per fortuna, l’intensità degli scontri a fuoco è pari al resto degli elementi del gioco. Come accennato in precedenza,Mouse P.I. For Hire ha molto dello sparatutto boomer, un’etichetta nata con il ritorno degli FPS debitrice della vecchia scuola: livelli ampi, combattimenti intensi e una maggiore affinità con le meccaniche di DOOM che con il pseudo-realismo di Call of Duty. Tuttavia, ci sono anche tocchi di modernità: barili con effetti elementali disseminati nelle arene, abilità che si acquisiscono durante l’indagine – la coda di Jack è più versatile di quella di qualsiasi altro topo – e l’implementazione estetica degli upgrade dell’armamento, elementi che lo avvicinano a titoli come BioShock.
C’è però una certa linearità nello sviluppo dei livelli che lo rende un prodotto a metà tra i classici di riferimento e i giochi che guidano passo passo il giocatore. Tutto questo per raggiungere due obiettivi: valorizzare una narrazione impeccabile e mettere al primo posto il divertimento. Nonostante ciò, e nonostante l’altissimo livello della proposta, è inevitabile notare qualche piccola pecca. La ripetizione di alcuni nemici stride con l’impegno profuso nel design di certi boss finali e, allo stesso modo, l’enfasi sulla costruzione di una storia interessante a volte rallenta il ritmo di gioco. Tuttavia, queste considerazioni non offuscano affatto un titolo che, in quasi tutti i suoi aspetti, mostra una cura encomiabile. Divertente, originale e ben realizzato,Mouse P.I. For Hire è un gioco che soddisferà sia i veterani degli FPS che gli appassionati delle migliori storie di investigazione.
