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EU Kids Act: la proposta che minaccia i videogiochi in Europa

Europa: la proposta di legge che intende proteggere i bambini rischia di bloccare i videogiochi

La Commissione Europea ha presentato una Proposta di Regolamento, nota come EU Kids Act, una normativa che ha lasciato perplessi giocatori, sviluppatori e tutti gli attori del settore gaming. Il testo, ricco di restrizioni e obblighi, si propone di “proteggere” i minori creando “ambienti digitali affidabili e responsabili”.

Tuttavia, le misure previste potrebbero trasformare radicalmente lo sviluppo e il divertimento dei titoli in Europa, incidendo sulla regolamentazione dei giochi online e sulla compliance dei publisher.

Stop Killing Games lancia l’allarme

Il canale YouTube Stop Killing Games ha segnalato la mossa della Commissione con un video in cui Ross Scott, creatore di contenuti e promotore dell’iniziativa, analizza le implicazioni dell’EU Kids Act. Sebbene la proposta colpisca soprattutto i social network e l’intelligenza artificiale, il settore dei videogiochi subirebbe danni significativi a causa delle condizioni imposte.

Scott definisce il piano “la più grande minaccia per Stop Killing Games fino ad oggi” e lo descrive come “una bomba che potrebbe far implodere l’intera industria dei videogiochi”. Tra le restrizioni più controverse figurano il divieto dei server privati nei giochi online e l’aumento dei costi di conformità per gli sviluppatori operanti nell’Unione Europea, con spese che potrebbero oscillare tra 300 000 e 500 000 USD nel primo anno – una cifra particolarmente gravosa per gli studi indie e le piccole case di produzione.

Le restrizioni proposte nell’EU Kids Act

Come in ogni atto normativo, la Commissione ha redatto quasi 100 pagine di obblighi per social network, gestori di intelligenze artificiali e aziende del gaming. Tra i punti più preoccupanti evidenziati da Stop Killing Games troviamo:

  • Obbligo per gli sviluppatori di richiedere informazioni di identificazione personale agli utenti prima di consentire l’accesso a un titolo online;
  • Divieto assoluto dei server privati;
  • Costi di conformità stimati tra 300 000 e 500 000 USD nel primo anno, con un impatto devastante sugli studi indipendenti.

Per quanto riguarda gli utenti minorenni, la proposta prevede che le piattaforme possano “consentire ai tutori di creare account per minori di età compresa tra 13 e 15 anni con funzioni limitate”. Tali account avrebbero ulteriori vincoli, tra cui:

  • Un limite di tempo giornaliero impostabile dal tutore, non superiore a un’ora al giorno;
  • Meccanismi di privacy e restrizioni di contatto predefiniti, per impedire comunicazioni non autorizzate tra utenti sconosciuti e minori;
  • Protezioni contro il reindirizzamento verso servizi o reti esterne non sicure.

Quali videogiochi sarebbero interessati?

Nel video, Scott spiega che la proposta contiene numerose definizioni dei progetti soggetti al regolamento.

In sintesi, la Commissione si rivolge alle piattaforme di videogiochi che “consentono la diffusione e lo scambio di contenuti generati dagli utenti a un numero indeterminato di destinatari e facilitano il contatto tra loro”. Inoltre, il testo estende l’ambito anche a “alcuni giochi online che non permettono la diffusione di informazioni a un numero indeterminato di destinatari”.

Questa definizione comprende qualsiasi gioco giocabile su PC, dispositivi mobili o console, indipendentemente dal fatto che il software venga eseguito localmente o in remoto, e a prescindere dal modello di business (gratuito, a pagamento o ibrido con acquisti in‑app). Sono esclusi i titoli “online accessibili o acquistabili esclusivamente tramite supporti fisici, senza alcun componente online”. Tuttavia, tali prodotti sono ormai rari, soprattutto perché aziende come Sony stanno abbandonando il formato fisico, riducendo ulteriormente il numero di giochi esenti dalla normativa.

Fonte: Glenn Carstens‑Peters (Unsplash).

Una proposta che “calpesta i diritti dei consumatori adulti”

Scott non esita a definire l’EU Kids Act una trappola che colpisce l’intera industria dei videogiochi. “Proteggere i bambini sui social è una maschera; dietro c’è molto altro”, afferma nel video. “Limitare i social e l’IA non è la vera motivazione di questa legge orribile”. Secondo lui, il regolamento “calpesta i diritti dei consumatori adulti e minaccia una parte fondamentale dell’industria dei videogiochi”.

È importante ricordare che la Commissione Europea non ha ancora approvato le misure proposte: si tratta di una bozza soggetta a numerose revisioni nei prossimi mesi.

Stop Killing Games ritiene urgente una revisione del testo, giudicandolo talmente complesso da rendere difficile l’interpretazione di alcuni punti chiave. “Un’analisi legale adeguata richiederebbe ore”, osserva Scott.

“Gli avvocati con cui abbiamo confrontato il documento non hanno trovato un consenso sul significato di diverse clausole, tanto da dividere anche la categoria legale”.

Il canale invita gli utenti a far sentire la propria voce e a criticare le misure proposte prima che diventino legge definitiva.

Conclusioni

Scott ricorda che l’applicazione ufficiale di verifica dell’età dell’Unione Europea è stata hackerata poco dopo il lancio, minando la fiducia degli utenti costretti a condividere dati personali per accedere ai videogiochi. Sia i giocatori sia gli sviluppatori rischiano danni significativi da questo progetto.

Stop Killing Games esorta tutti a informarsi sui piani della Commissione Europea e a intervenire tempestivamente.

“Il fatto che l’industria dei videogiochi non sia ancora regolamentata non è più un’opzione”, conclude.

La questione è se adotteremo una normativa snella, in grado di sostenere il settore videoludico, oppure la più ampia regolamentazione mai vista, che penalizza tutti tranne le poche grandi aziende – e che potrebbe danneggiarle anche a lungo termine. Dovremo scegliere noi stessi oppure sarà la legge a decidere per noi”, conclude.

Redazione GamingParkRedazione GamingPark
Redazione GamingParkhttp://www.gamingpark.it
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