Lo dico subito, dopo quasi trent’anni di attesa: tra tutti gli eroi d’azione degli anni ‘80‑‘90, Steven Seagal è stato quello che meno mi ha impressionato. Non è stata la coda di cavallo, né il trench o gli occhialini da sole a farlo apparire poco attraente, ma la totale assenza di carisma.

Mi sembrava un personaggio noioso, con la costante sensazione che chiunque potesse batterlo in un combattimento.
Io, naturalmente, mi considero un tipo tosto, ma quando penso a Chuck Norris, Van Damme o a leggende come Jackie Chan e Jet Li, immagino duelli in cui i protagonisti sembrano dei toreri. Con Seagal, invece, non ho mai creduto di poter vincere una rissa, e nel cinema d’azione questo è un grosso svantaggio. A Hollywood conta più l’apparire capace che il saper fare davvero; basti pensare a Clint Eastwood, che è noto per la sua precisione con il revolver, ma soprattutto per la sua presenza scenica.
Nei film di Seagal il combattimento sembra spesso impostato, quasi teatrale. Guardando il celebre video in cui l’attore si esibisce in Giappone, si nota un uomo sovrappeso che spinge gli avversari a terra più che li colpisce. Da praticante di arti marziali riconosco qualche tecnica, ma l’esecuzione risulta poco credibile, quasi come un “camerino dei fratelli Marx” su una crociera. Con il passare degli anni la leggenda di Seagal come vero campione di aikido si è indebolita per mancanza di prove documentate: sullo schermo lo stile funziona, nella realtà appare poco spettacolare.
Ciò non toglie che la sua carriera abbia avuto dei momenti di vero successo.
Il debutto arriva nel 1988 con Nico, seguito da Marcato per la morte e Furia selvaggia, che consolidano la sua presenza nel genere. Con Difícil de matar entra nella prima divisione del film d’azione in soli due anni. Il picco è Alerta máxima(Under Siege, 1992), diretto da Andrew Davis, che incassa 156 milioni di dollari con un budget di poco più di 30 milioni; a mio avviso è la sua migliore pellicola.
Il sequel,Alerta máxima 2, porta a 104 milioni, seguito da un ultimo respiro commerciale con Alto rischio(Exit Wounds, 2001) e, nel 2002,Half Past Dead segna l’uscita dalle sale. Se hai meno di 35 anni e non riconosci questi titoli, è del tutto normale.
Nel giugno 2020 Charlize Theron, durante la sua apparizione sul programma di Howard Stern per promuovere The Old Guard, ha definito Seagal “gordo e torpe”. Ha raccontato di aver visto più volte lo stesso video di Seagal che combatte in Giappone, descrivendolo come un uomo sovrappeso che a malapena può combattere, limitandosi a spingere gli avversari. Theron non ha esitato a parlare male di lui, sottolineando anche il suo atteggiamento poco rispettoso verso le donne – un elemento che, a suo dire, ha contribuito al declino della carriera di Seagal più del suo peso.
Fino a 11 donne hanno accusato l’attore di molestie o aggressioni sessuali; la procura di Los Angeles ha archiviato due casi nel 2018 per prescrizione, non per mancanza di credibilità, mentre Seagal li ha sempre negati. Il vuoto lasciato da queste accuse è più evidente della denuncia stessa.
Quando una star d’azione cade in disgrazia, è comune sentire testimonianze di colleghi che la difendono, ma trovare chi abbia pubblicamente sostenuto Seagal è estremamente difficile, data la sua reputazione controversa a Hollywood.
Negli anni ha accumulato numerose inimicizie con registi, attori e tecnici a causa di accuse di maltrattamenti sul set, incidenti fisici reali e gravi denunce di molestie. Tuttavia, nel mondo delle arti marziali emergono due nomi che hanno difeso le sue capacità: Anderson Silva e Lyoto Machida, lottatori di MMA che hanno dichiarato pubblicamente che Seagal li ha aiutati a perfezionare le tecniche di striking. Non è che mettano la mano sul fuoco per lui, ma riconoscono il suo contributo.
Un altro legame curioso è quello con Gérard Depardieu. Come Seagal, anche Depardieu ha accettato la cittadinanza russa concessa da Vladimir Putin e ha partecipato a eventi a Mosca, esprimendo posizioni favorevoli al governo russo per motivi fiscali e affinità politiche. L’industria cinematografica statunitense ed europea non li ha espulsi per questioni etiche, ma ha semplicemente smesso di proteggerli quando non sono più risultati redditizi.
Attori come Sylvester Stallone, Jean‑Claude Van Damme e Chuck Norris hanno saputo ridere di sé stessi e reinventarsi; Seagal, invece, ha continuato a difendere la propria leggenda anche quando né il corpo né il box‑office la sostenevano. Quest’estate è riemersa una vecchia dichiarazione su Far Out Magazine, in cui Seagal sosteneva che L’ultimo samurai avrebbe dovuto essere interpretato da lui, non da Tom Cruise, definendo quest’ultimo “un tipo basso che non ha mai messo piede in Giappone né impugnato una spada”.
Ha aggiunto di aver ricevuto 450 000 chiamate da tutto il mondo a conferma della sua tesi, una cifra mai verificata. Cruise, per inciso, è alto circa 1,70 m (non 1,50 m come insinuato) e il film ha incassato 457 milioni di dollari.
In sintesi, Steven Seagal rimane una figura controversa: un attore d’azione che ha avuto un picco di popolarità negli anni ‘90, ma la cui reputazione è stata erosa da accuse di comportamento scorretto, da un carisma limitato e da scelte artistiche poco convincenti.
Il suo nome continua a suscitare dibattiti, sia tra i fan delle arti marziali sia tra gli osservatori del cinema hollywoodiano.
Steven Seagal ha lasciato gli Stati Uniti per trasferirsi a Mosca, sperando di trovare un Paese che lo riconoscesse come vero eroe d’azione. Dopo un periodo di “regulinchi”, la sua carriera ha preso una piega inaspettata e poco conosciuta, soprattutto perché i suoi ultimi film d’azione sono rimasti quasi invisibili al grande pubblico.
Nel novembre 2016 Vladimir Putin gli ha consegnato personalmente il passaporto russo al Cremlino. Due anni dopo, nel 2018, il Ministero degli Esteri russo lo ha nominato inviato speciale per le relazioni umanitarie con gli Stati Uniti e il Giappone, un ruolo di grande rilievo.
Nel febbraio 2023, in occasione del primo anniversario dell’invasione dell’Ucraina, Seagal ha ricevuto l’Ordine dell’Amicizia. Kiev gli aveva già vietato l’ingresso nel 2017 per motivi di sicurezza nazionale.
Nel 2020 la SEC americana gli ha sottratto 314 000 dollari in un accordo per aver promosso una criptovaluta senza dichiarare di essere stato pagato. Dal punto di vista attoriale, Seagal si è limitato a cameo in film di serie B e a qualche produzione minore; dal 2019 non ha più debuttato, anche se ora sta puntando a tornare in prima fila con The Order of the Dragon, previsto per l’uscita quest’anno.
Steven Seagal: Lawman è stato l’unico progetto televisivo in cui l’attore è stato davvero attivo. Si tratta di un reality‑show che lo segue mentre lavora come assistente dello sceriffo e partecipa a operazioni di polizia reali. Nella terza stagione, Seagal si è unito all’ufficio dello sceriffo della contea di Maricopa, in Arizona, dove le attività hanno assunto un carattere di frontiera: la squadra si è spostata nel deserto per intercettare carichi di droga provenienti dal Messico e ha sorvegliato le rotte di contrabbando. Uno degli episodi, intitolato “Above the Border”, mostra Seagal e la squadra SWAT mentre indagano su traffici di persone e su un’operazione di narcotraffico nella valle di Vekol, molto vicina al confine tra Stati Uniti e Messico.
È curioso notare come, in un contesto così patriottico, un attore che ha interpretato per un decennio l’eroe americano finito a svolgere il ruolo di “ambasciatore culturale” per un altro governo. Nessun sceneggiatore oserebbe scrivere un arco narrativo simile.
Ora Seagal annuncia il suo ritorno sul grande schermo dopo sei anni; la mossa sembra tipica del settore, con il suo nome sul cartellone per dare visibilità a un progetto di dimensioni contenute.
Tuttavia, il nuovo ruolo potrebbe servire a far accettare la sua età e a interpretare un veterano maestro, un personaggio più adatto alla sua esperienza.
Personalmente, non sono mai stato un suo fan, ma la sua scena più memorabile rimane quella di Decision Critical, dove appare dal buco di un aereo a pochi minuti dall’inizio del film, regalando un improvviso slancio di adrenalina. Forse il problema non è mai stato il suo talento nel combattimento, ma il fatto che il pubblico abbia smesso di interessarsi.
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