Hunt: Showdown – Anteprima: Una caccia selvaggia

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Hunt: Showdown – Anteprima: Una caccia selvaggia

Nati durante il boom di popolarità del genere survival, il Battle Royale è divenuto uno dei generi piú giocati online grazie alla popolatità di titoli come H1Z1, Player’s Unknown Battleground e il più recente Fortnite. Ció ha spinto varie case a cercare di sfruttare il successo di questa meccanica proponendo titoli prettamente basati su di essa o inserendo modalità simili nei loro titoli.

Decisa ad inserirsi in questo mercato vediamo anche Crytek, con il loro Hunt: Showdown, di cui abbiam avuto modo di provare la versione ad accesso anticipato.

Vediamo insieme quali sono le caratteristiche salienti di questo interessante titolo.

Lousiana Monster Hunter

Hunt: Showdown

La mappa di Hunt riesce ad essere incredibilmente viva, grazie ad un sacco di piccoli accorgimenti. Come un cavallo morente ad esempio…

La prima cosa che colpisce di Hunt è senza dubbio l’ambientazione. Il gioco ci cala nei panni di dei cacciatori di mostri che si muovono nella Lousiana di fine 1800, in pieno periodo della conquista del West. A dominare: cappelli a tesa larga, revolver e zombie. L’unica mappa per ora disponibile è ambientata in una palude, ambiente caratteristico di quello che per l’appunto viene chiamato Bayou State: i giocatori devono muoversi fra corsi d’acqua, palme, cipressi e naturalmente piccoli insediamenti locali costruiti in stile coloniale. A infestare la mappa è presente un nutrito quantitativo di creature di non morti che si presentano sotto varie forme: normali zombie, cani-zombie, zombie in grado di evocare sciami di insetti, zombie “corazzati” ricoperti da uno strano materiale che li rende resistenti ai proiettili e non mancano neppure dei”colossi” non-morti di 3 metri di stazza che inoltre rilasciano delle enormi sanguisughe dal proprio corpo. Cose belle, insomma. Le varie location presenti, che comprendono fra anche un obitorio e delle fattorie con tanto di campi di mais, portano segni evidenti della devastazione portata dai non morti: cadaveri, sia di persone che di animali giacciono ovunque, a volte in vere e proprie pile che ricordano da vicino scenari di guerra o quelli che si possono trovare al passaggio di un’epidemia.

Hunt: Showdown

La Visione Oscura. Una delle contaminazioni pseudo-lovecraftiane presenti nel gioco.

Ci sono un sacco di piccoli dettagli poi, che rendono tangibile il fatto che quelli fossero luoghi abitati e dove delle persone svolgevano la propria vita in tranquillità, prima di venire travolte dall’orrore. Tavole imbandite per la cena i cui commensali non hanno mai finito l’ultimo boccone, animali ancora chiusi nelle gabbie e resi idrofobi da ció a cui hanno dovuto assistire. Capita anche di imbattersi in dei cavalli morenti, lasciati agonizzantii per le strade dai loro cadaverici carnefici. Regna inoltre un senso di sporcizia, reso alla perfezione dalla presenza costante del fango, che si ritrova persino sui model delle armi, che trasmette al giocatore l’idea che anche lui, attraversando (sebben solo virtualmente) quei luoghi, si stia macchiando e insozzando le mani con qualcosa di sacrilego e brutale. L’ambientazione é insomma perfetta e capace di immergere il giocatore in un mondo vivo e che potrebbe essere il frutto di una collaborazione apocrifa fra Sergio Leone e Lovecraft. Qualcosa di originale insomma, una vera ventata di aria fresca… o in questo caso putrida. Nessuno dei mostri sopracitati è però il vero obiettivo dei giocatori: il loro scopo mentre vagano fra acquitrini e sangue é quello di trovare una fra due bestie particolarmente pericolose: il Butcher o il Ragno. Questi due sono esseri particolarmente pericolosi il cui abbattimento é lo scopo principe di ogni match. Ma vediamo in maniera più approfondita come avviene la caccia.

Wild Wild Match

Hunt: Showdown

Potrete personalizzare il vostro Cacciatore assegnandogli armi e svariate tipologie di oggetti, tra cui anche candelotti di dinamite o bombe molotov.

Prima di tutto bisogna scegliere il proprio cacciatore. Si può selezionarne uno da un pool di 4 personaggi generati casualmente, tutti con aspetto, equipaggiamenti ed eventuali tratti (capacità particolari come il poter portare più armi o sapersi bendare più velocemente), diversi fra loro. I cacciatori possono essere potenziati in vari modi grazie all’esperienza e ai soldi che si ottengono durante le cacce. Inoltre è possibile personalizzarne la dotazione da battaglia scegliendo fra armi lunghe, pistole e vari oggetti utili acquistabili in un apposito menù. Attenzione però: la morte del personaggio è permanente, pertanto morire significa dover ripartire da zero con un cacciatore non potenziato e perdere anche tutto l’equipaggiamento che il defunto si portava appresso al momento della sua dipartita. Ma non disperate: perché oltre all’exp del cacciatore esiste anche un’esperienza legata al vostro profilo di gioco chiamata Bloodline: questa non si resetta e ad ogni rank up sblocca armi, equip e tratti da poter acquistare per i vostri nuovi cacciatori. Ogni partita di Hunt si svolge in questo modo. Una volta selezionata una delle due prede e se si vuole affrontare la caccia da soli o con un compagno, i giocatori vengono catapultati in un punto a caso della mappa di gioco. Ci possono essere solo 10 giocatori per match e al momento il matchmaking non divide i lupi solitari dai giocatori in team. Una volta che la partita è cominciata la prima cosa da fare è iniziare la ricerca della preda, tenendosi al contempo stretta la pellaccia, visto che sia i numerosi non morti presenti sulla mappa che gli altri cacciatori faranno di tutto per uccidervi. Ogni giocatore può infatti massacrare senza alcuna restrizione qualunque altro giocatore. I vantaggi nel compiere questa azione sono molteplici: si ottiene esperienza e si riduce la concorrenza. Al momento non è possibile lootare i cadaveri per cui non potrete appropiarvi dell’equip degli umani vittime del vostro piombo, tranne nel caso di un solo oggetto disponibile nel late game della caccia, di cui vi parlerò fra qualche rigo.

Hunt: Showdown

Naturalmente non mancano armi corpo a corpo come coltelli e tirapugni, utilissime per eliminare gli zombie in maniera silenziosa e non sprecare proiettili.

L’unico modo per stanarla è visitare le varie location presenti e, nel caso non siate fortunati a trovarla immediatamente, cominciare a raccogliere degli indizi alquanto particolari. Le si potrebbe definire delle “impronte paranormali”, visibili solo attraverso la pressione di un tasto che permette al giocatore di utilizzare la Visione Oscura: una sorta di proiezione astrale che permette di vedere il piano di esistenza da cui provengono le creature sovrannaturali. Una volta trovati tre indizi in tre diverse location la posizione della preda viene automaticamente segnalata sulla propria mappa. É importante dunque cercare di scoprire la sua posizione il prima possibile, visto che presto o tardi tutti i giocatori possono ottenerla e inizieranno a convergere in quel punto. Per ottenere la cospicua taglia presente sui bersagli peró non basta abbatterli. Una volta sconfitti, questi nemici vanno anche scacciati dal nostro piano di esistenza attraverso un rituale che dura alcuni minuti e che giunto a conclusione permette di appropriarsi della tanto agognata taglia che si manifesta sotto forma di un oggetto tangibile assomigliante ad una sorta di pietra. Ed é proprio la taglia quell’unico oggetto che i cacciatori possono sottrarre dalle fredde mani di un altro cacciatore. Pertanto anche una volta ottenuta la taglia rimane l’ultima fase fase della partita: la fuga. Bisogna raggiungere uno dei punti d’uscita della mappa guardandosi costantemente le spalle dagli altri giocatori che sono in grado di tracciare la posizione della taglia grazie alla Visione Oscura. Una volta che un giocatore é riuscito a fuggire con la taglia allora parte un countdown che da 5 minuti di tempo a tutti gli eventuali giocatori superstiti di fuggire e quindi mantenere il proprio hunter nonostante la sconfitta e ottenere l’exp derivante dall’uccisione di non-morti minori e altre azioni compiute in partita.

Hunt: Showdown

Ricordatevi sempre che l’animale più pericoloso è l’uomo.

Va sottolineato anche che i giocatori possono lasciare la mappa in qualunque momento: quindi è anche possibile giocare dei match con il solo intento di accumulare esperienza “farmando” gli zombie, in modo da affrontare la preda con un cacciatore già potenziato in grazie a match puramente preparatori. Certo, questo presuppone di riuscire a uscire vivi e la cosa vi assicuro non è per per nulla scontata. Morire in Hunt: Showdown é facile, molto facile. Qualunque zombie può ammazzarvi con pochi colpi e farvi sanguinare, mentre alcune tipologie possono avvelenarvi o addirittura darvi fuoco; un cacciatore può uccidervi con un semplice colpo ben piazzato. Quindi, a meno che non siate spavaldi per natura, dovrete fare molta attenzione a quando decidete di ingaggiare un nemico e far buon uso delle vostre armi, le cui munizioni sono piuttosto limitate. Tutte le armi possono essere utiluzzate come armi corpo a corpo: è possibile colpire con il calcio di fucili e pistole proprio per non dover sprecare colpi e non fare più rumore del necessario. Volendo è anche possibile utilizzare delle armi improvvisate reperite direttamente sul campo come magli, asce o lanterne ad olio, molto utili per dare fuoco ad un gruppo di nemici e purgarne le immonde anime con la potenza delle fiamme.

Il velo

Hunt: Showdown

La mappa è ricca di location altamente suggestive.

Tecnicamente Hunt fa spavento… in senso buono. Non sappiamo ancora quanto sarà scalabile alla fine del suo processo di sviluppo, ma viene da pensare che il gioco girerà bene solo su macchine high end. Ora come ora, il frame rate é fisso a 50 anche utilizzando configurazioni di fascia alta, il che è imputabile al fatro che sia in alpha; ma sinceramente ci crediamo poco, visti i precedenti lavori della casa. Comunque sia il gioco gira su una versione modificata del Cryengine che è uno spettacolo per gli occhi. I dettagli del fogliame, gli schizzi di sangue, il riflesso degli oggetti sull’acqua, sono qualcosa da sbavare. C’è ancora qualche limatura da fare per quanto riguarda i model dei personaggi, ma anche lì ci troviamo di fronte ad un lavoro egregio. Impressionanti gli effetti di luce quando si gioca in notturna. La mappa non é enorme, ma è ricca di dettagli, e ci sono pure vari oggetti con i quali è possibile interagire come pianoforti e campane, sfruttabili per far rumore ed attirare i nemici in trappola. E visto che parliamo di rumori, devo spendere per forza due parole sull’audio. Ragazzi, qualcosa di fenomenale. La mappa abbonda di ogni genere di suono, dallo scalpicciare degli stivali nell’acqua al tintinnare di ferri di cavallo appesi ad una staccionata. Gli effetti delle armi sono magnifici, soprattutto quelle dei fucili di grosso calibro che sono delle vere e proprie cannonate da fan vibrare i timpani. Tutta questa cura permette di sfruttare egregiamente un ascolto attento dei suoni ambientali per capire se nelle vicinanze ci sia un nemico, umano o non.

Su bug et similiae

Il gioco è ancora in early access, ma nonostante questo risulta già più che giocabile, a patto di avere un PC performante perché per adesso è ottimizzato veramente male. I problemi più gravi da segnalare riguardano il matchmaking che a volte non funziona, la frequente instabilità dei server e qualche problema relativo a compenetrazioni strane con muri e altri elementi della mappa. Se volete dare una possibilità a questo progetto lo trovate su Steam, ma tenete presente queste problematiche.

Considerazioni finali

Hunt: Showdown ha dalla sua un’ambientazione e un’atmosfera uniche, un’ottima grafica e un gameplay solido capace di mescolare efficacemente elementi survival e battle royale. Di sicuro un titolo da tenere d’occhio. Noi lo faremo, fatelo anche voi!

Ah! Qui sotto trovate una nostra videoanteprima del gioco. Se avete voglia guardatevela e potrete vedere direttamente molte delle cose di cui parliamo nell’articolo.

Grazie.

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